Oltre 600 dipendenti di Google, tra cui ricercatori senior di DeepMind e più di venti tra direttori e vicepresidenti, hanno firmato una lettera aperta indirizzata al CEO Sundar Pichai chiedendo di rifiutare qualsiasi accordo con il Pentagono che preveda l’uso di Gemini in contesti militari classificati. La lettera è stata consegnata lunedì e Google non ha ancora risposto pubblicamente.
Secondo quanto riportato da The Information ad aprile 2026, Google e il Dipartimento della Difesa statunitense stanno negoziando un contratto che consentirebbe al Pentagono di impiegare i modelli Gemini su reti classificate. Google avrebbe proposto alcune salvaguardie — vietare la sorveglianza di massa e le armi autonome senza controllo umano — ma i firmatari della lettera le considerano inapplicabili. Il Dipartimento della Difesa vieta espressamente a soggetti esterni di imporre controlli sui propri sistemi AI. Su reti air-gapped, Google non avrebbe accesso a ciò che accade: nessuna telemetria, nessun monitoraggio.
Il rapporto con il Pentagono non è nuovo per Google. A dicembre 2025, il Dipartimento della Difesa ha lanciato GenAI.mil, piattaforma basata su Gemini for Government, accessibile a tre milioni di militari, civili e contractor per lavoro non classificato. A marzo 2026, Google ha esteso l’accesso distribuendo agenti AI pre-configurati all’intera forza lavoro del Pentagono, sempre a livello non classificato. Emil Michael, sottosegretario alla Difesa per la ricerca, aveva dichiarato a Bloomberg che la transizione verso l’uso classificato era già in programma.
Google revoca il divieto sull'uso dell'AI per armi e sorveglianza
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