Febbraio è stato il mese delle dichiarazioni. Quelle da San Valentino, un po’ teatrali, un po’ goffe, ma sempre rivelatrici. Nel mondo dell’AI, in questo mese, le “dichiarazioni” non sono arrivate sotto forma di release clamorose, ma di scene pubbliche, scelte strategiche e prese di posizione che raccontano molto più di un semplice aggiornamento tecnico.
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L’India AI Impact Summit
La scena più da commedia romantica (ma senza lieto fine) arriva dall’India AI Impact Summit 2026. Durante una foto di gruppo con il Primo Ministro indiano Narendra Modi, viene chiesto ai leader presenti di tenersi per mano. È il classico momento simbolico, studiato per comunicare unità. Quasi tutti lo fanno. Sam Altman e Dario Amodei no. Questione di secondi, ma abbastanza per diventare imbarazzante ed eterno. In un settore dove ogni gesto è un messaggio, quella distanza fisica è sembrata raccontare molto più di quanto previsto.
Restando su Altman, c’è però una notizia molto più sostanziale: OpenAI ha assunto Peter Steinberger, ideatore di OpenClaw. Altman l’ha raccontata come una mossa strategica legata allo sviluppo della prossima generazione di personal agent, più performanti su obiettivi complessi. Il segnale è chiaro: meno chatbot reattivi, più agenti capaci di pianificare, eseguire e coordinare attività strutturate.
L’AI che assume umani
Ma anche i super agenti hanno dei limiti, ce lo conferma la piattaforma RentAHuman, che permette agli agenti AI di ingaggiare esseri umani per svolgere attività nel mondo fisico. Gli agenti vivono online, operano su dati e sistemi digitali, ma quando serve un’azione concreta — spedire un pacco, un riconoscimento facciale — possono “affittare” un corpo umano per completare il compito. È un ribaltamento sottile ma potente: non solo noi utilizziamo l’AI per lavorare, ma l’AI utilizza esseri umani per chiudere il cerchio operativo.
Il Pentagono e la Silicon Valley
E mentre sul palco i leader non si prendevano per mano, il Pentagono faceva scelte molto più concrete. Il Dipartimento della Difesa USA sta valutando di “fare terra bruciata” intorno ad Anthropic, arrivando perfino a designarla come “supply chain risk” e inserirla in una blacklist. Il motivo? I limiti che l’azienda voleva mantenere su sorveglianza di massa e armi completamente autonome circa l’uso della sua AI. In sostanza: per lavorare con la Difesa, occorre accettare l’utilizzo “per tutti gli scopi leciti”, anche in ambiti altamente sensibili.
Curiosamente, questi dubbi etici non avevano rallentato un’altra integrazione. Il Pentagono a inizio anno aveva infatti annunciato l’intenzione di integrare Grok, lo strumento di AI di Elon Musk, nelle reti militari statunitensi, sia classificate che non classificate. L’annuncio si inseriva in una strategia “multi-modello” che puntava a portare l’AI dentro infrastrutture reali e operative della difesa USA.

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La nuova roadmap di Musk
A proposito di Musk, febbraio è stato anche il mese della sua roadmap. xAI ha pubblicato online il video completo della riunione “all-hands”, delineando la direzione 2026 per la sua azienda: nuova organizzazione interna, team dedicati a Grok, strumenti di coding, generazione video e il progetto Macrohard, orientato verso un’automazione sempre più estesa. Musk ha parlato di data center sempre più potenti, ambizioni spaziali e integrazioni con la piattaforma X. L’obiettivo è spingere l’AI oltre i confini terrestri. Sullo stesso tema invece, Sam Altman in una recente intervista ha commentato che per lui l’idea di mettere data center nello spazio oggi è ridicola. Una frecciata che rende la competizione ancora più interessante.
Il racconto pop che scivola sulla legalità
Sul fronte copyright, febbraio ha alzato la temperatura. Disney ha diffidato ByteDance, contestando l’uso di materiali protetti per la generazione di contenuti con personaggi iconici. È il segnale che il confronto tra creatività e generazione automatica è ormai terreno legale. A questa diffida sono seguite un’ondata di proteste da parte di tutto il settore di Hollywood, che ha spinto la società cinese – che controlla anche TikTok – ad introdurre misure di sicurezza per impedire all’ultima versione del suo strumento per la generazione di video basato sull’AI di riprodurre celebri personaggi di fantasia o creare deepfake di celebrità.
Nello stesso mese, l’AI è diventata racconto pop: è arrivato al cinema “The AI Doc”, presentato come il primo grande documentario sull’Intelligenza Artificiale è in arrivo nelle sale il mese prossimo. Il film segue il regista Daniel Roher in un percorso molto personale: mentre si prepara a diventare padre, prova anche a mettere ordine nel caos di domande, paure e aspettative che oggi ruotano attorno all’AI. Nel documentario compaiono interviste con alcuni dei nomi più noti del settore, tra cui Sam Altman, Demis Hassabis e Dario e Daniela Amodei, insieme ad altre voci di spicco. Il racconto attraversa i due poli che dominano il dibattito: da una parte i rischi esistenziali, dall’altra le promesse straordinarie della tecnologia.
Dal cinema alla religione
Restando sul tema cinema: Il doppiatore Luca Ward ha deciso di depositare il marchio sonoro della propria voce per tutelarsi da possibili utilizzi illeciti da parte dell’AI. Una scelta che nasce dalla crescente diffusione di tecnologie capaci di riprodurre fedelmente le voci umane, sollevando interrogativi su diritti, proprietà e utilizzo commerciale.
Sulla scia della protezione intellettuale, Papa Leone XIV ha invitato i suoi sacerdoti a non scrivere le omelie con l’AI, ricordando che non serve un testo perfetto, e che l’omelia deve nascere dalla fede e dall’esperienza della comunità, non da un testo generato dall’AI.
Nonostante febbraio sia il mese più corto dell’anno, ci ha dimostrato che l’impatto dell’AI si allunga sempre di più giorno dopo giorno: dalla politica, alla difesa, alla cultura, fino alle nostre scelte più personali.











