OpenAI esorta l’amministrazione Trump a guidare una coalizione internazionale di sicurezza sull’AI

L’azienda sostiene che gli Stati Uniti dovrebbero assumere un ruolo di leadership nella definizione di quadri di valutazione, pratiche di sicurezza e cooperazione globale per l'AI avanzata

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OpenAI esorta l’amministrazione Trump a guidare una coalizione internazionale di sicurezza sull’AI

OpenAI ha lanciato un appello diretto all’amministrazione Trump, chiedendo agli Stati Uniti di assumere la guida di una coalizione internazionale volta a stabilire gli standard globali per l’intelligenza artificiale. La richiesta è stata avanzata attraverso un documento strategico pubblicato il 21 settembre 2026, intitolato “Building standards for the next phase of AI”. L’obiettivo dichiarato è creare un quadro di valutazione condiviso, pratiche di sicurezza rigorose e una cooperazione globale che prevenga la frammentazione delle regole. OpenAI sostiene che la leadership statunitense in questo ambito sarà decisiva per determinare se gli Stati Uniti modelleranno il futuro dell’AI o assisteranno passivamente alla nascita di un sistema globale frammentato e potenzialmente conflittuale.

Questa mossa politica si inserisce in un contesto geopolitico complesso e in rapida evoluzione. Washington e Pechino stanno infatti esplorando canali di dialogo per coordinare lo sviluppo dell’AI, incluso il possibile stabilimento di meccanismi di prevenzione per evitare incidenti critici. La Cina rappresenta un competitore tecnologico formidabile e l’azienda statunitense teme che un vuoto normativo potrebbe avvantaggiare i rivali cinesi. La proposta di OpenAI mira a consolidare l’alleanza strategica tra gli Stati Uniti e i suoi alleati, creando un blocco tecnologico coeso in grado di superare la Cina nella corsa alla leadership globale dell’AI.

Il documento proposto da OpenAI richiede due azioni concrete da parte degli USA. In primo luogo, chiede lo sviluppo congiunto di ricerca e sviluppo attraverso i confini nazionali, con la condivisione aperta dei dati e la creazione di infrastrutture transfrontaliere. In secondo luogo, propone programmi di alfabetizzazione sull’AI, specialmente rivolti ai governi e alle società civili dei paesi in via di sviluppo. Queste misure dovrebbero essere affiancate da requisiti nazionali obbligatori basati sulla capacità dei modelli, un punto su cui Chris Lehane, Chief Global Affairs Officer di OpenAI, ha insistito pubblicamente il 9 settembre 2026.

La posizione di OpenAI non è isolata nel panorama delle Big Tech. Anthropic, Google DeepMind e altri giganti tecnologici hanno espresso posizioni simili riguardo alla necessità di una governance coordinata. Il tema della governance dell’AI è stato al centro delle discussioni tra i leader del G7, con un ruolo centrale attribuito a Washington. Tuttavia, l’amministrazione Trump ha tradizionalmente respinto le chiamate a rallentare lo sviluppo dell’AI, temendo che qualsiasi pausa potrebbe solo offrire alla Cina uno spazio per avanzare. Questa tensione tra sicurezza e competitività economica rende la proposta di OpenAI particolarmente delicata.

Alcuni esperti hanno espresso scetticismo sulla fattibilità di un tale accordo globale. La domanda se gli Stati Uniti possano effettivamente imporre standard vincolanti senza un supporto politico interno solido rimane aperta. Inoltre, la cooperazione con la Cina appare ancora incerta, nonostante i tentativi di dialogo guidati da figure come il Segretario al Tesoro Scott Bessent. La finestra di opportunità politica per l’AI è aperta, come sottolineato da Lehane, ma la traduzione di queste intenzioni in politiche concrete richiederà un impegno bipartisan duraturo.

La proposta di OpenAI rappresenta un tentativo ambizioso di influenzare l’agenda globale sull’AI. Se accolta, potrebbe ridefinire l’equilibrio di potere tecnologico mondiale nei prossimi decenni. La capacità degli Stati Uniti di mantenere la propria posizione di leadership dipenderà dalla loro abilità nel bilanciare innovazione, sicurezza e cooperazione internazionale. L’opinione pubblica e la comunità scientifica osserveranno con attenzione come l’amministrazione Trump risponderà a questa sfida epocale.

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