Meta ha annunciato l’estensione in Europa di un sistema basato su intelligenza artificiale per identificare gli utenti minori di 13 anni su Instagram e Facebook, anche quando questi dichiarano un’età adulta. La tecnologia, già attiva in Brasile e negli USA, analizza post, commenti, bio, foto e video alla ricerca di segnali testuali (come riferimenti a compleanni o scuola) e visivi (altezza, struttura ossea), senza usare il riconoscimento facciale.
L’obiettivo è disattivare gli account dei minori di 13 anni e applicare protezioni automatiche per gli adolescenti tra 13 e 17 anni, come limiti ai contatti e restrizioni sui contenuti. La mossa arriva dopo le critiche della Commissione Europea, che il 29 aprile 2026 ha accusato Meta di non rispettare il Digital Services Act, minacciando sanzioni fino al 6% del fatturato globale per la scarsa tutela dei minori.
L’innovazione solleva però dei seri dubbi sulla privacy. Gli esperti sottolineano che “quando un algoritmo analizza altezza, ossa e post per stimare l’età, si avvicina pericolosamente alla sorveglianza di massa”, anche se Meta insiste che il sistema non identifica persone, ma solo fasce d’età probabili. L’azienda, intanto, spinge per una soluzione centralizzata e vuole che siano Apple e Google a verificare l’età degli utenti tramite gli app store, scaricando parte della responsabilità sulle piattaforme di distribuzione. Una proposta che solleva ulteriori interrogativi su chi debba custodire l’identità digitale dei minori: le app, gli store, lo Stato o un’infrastruttura terza?
La questioni è complessa perché da un lato c’è l’urgenza di proteggere i minori da contenuti inappropriati e rischi online; dall’altro, il timore che questi sistemi possano normalizzare una sorveglianza molto invasiva. Meta assicura che i suoi strumenti sono già stati testati su centinaia di milioni di account di adolescenti dal 2024, ma il dibattito resta aperto e si concentra su quanta libertà si è disposti a cedere in cambio di sicurezza.
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