La sicurezza informatica è un’infrastruttura invisibile da cui dipendono servizi pubblici, imprese, ospedali, reti energetiche e amministrazioni. Eppure, mentre l’Italia amplia gli obblighi di protezione e assegna nuovi compiti alle autorità, le risorse per la cybersicurezza sono state ridotte da provvedimenti. La manovra 2027, approvata dal Consiglio dei ministri il 28 ottobre e trasmessa alla Camera dopo il via libera del Quirinale, sembra introdurre un nuovo taglio esplicito ai fondi dell’Agenzia per la cybersicurezza nazionale (ACN). La criticità nasce soprattutto dall’effetto delle riduzioni già decise e dalla scelta di non accompagnare alcune nuove responsabilità con finanziamenti specifici.
La riduzione più consistente riguarda il Fondo per l’attuazione della Strategia nazionale di cybersicurezza, istituito nel 2022 per finanziare investimenti destinati a proteggere i sistemi informativi e rafforzare l’autonomia tecnologica. La dotazione originaria prevedeva 150 milioni di euro all’anno dal 2026 al 2037. La legge di Bilancio 2025 ha però determinato, nell’ambito del contributo richiesto alle amministrazioni centrali per contenere la spesa, una decurtazione di 15 milioni di euro all’anno dal 2026 al 2037. Il taglio è riportato nel decreto di ripartizione pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 30 settembre 2025. Il fondo scende così a 135 milioni annui rispetto ai 150 inizialmente previsti. Non è una misura introdotta dalla manovra 2027, ma una riduzione che continua a incidere anche sul prossimo esercizio.
Un secondo intervento riguarda il Fondo per la gestione della cybersicurezza, destinato a sostenere la parte operativa dei progetti nazionali. Il decreto-legge 25 del 2025 ne ha disposto la riduzione di un milione nel 2025, quattro milioni nel 2026 e cinque milioni di euro all’anno dal 2027. Le risorse, tuttavia, sono state trasferite per finanziare il rafforzamento dell’ACN, anche attraverso nuove assunzioni. Non si tratta quindi soltanto di un risparmio per lo Stato, ma di una riallocazione da un fondo operativo a quello destinato al funzionamento dell’Agenzia. La disponibilità per la gestione dei progetti si restringe, mentre cresce quella destinata alla struttura chiamata a coordinarli.
Il tema assume maggior peso alla luce delle nuove competenze dell’Agenzia. Con il decreto legislativo 179 del 7 ottobre 2026, l’ACN è stata designata, insieme all’Agenzia per l’Italia digitale, tra le autorità nazionali per l’intelligenza artificiale. All’Agenzia spettano la vigilanza sui sistemi AI per i profili di sicurezza, comprese attività ispettive e sanzionatorie, e la promozione dell’AI in ambito cyber. Ma già a luglio, durante un’audizione parlamentare, il direttore generale dell’ACN Andrea Quacivi aveva chiarito che per i nuovi compiti legati all’AI Act non erano previsti stanziamenti aggiuntivi. «I decreti legislativi sono a saldo zero di bilancio», aveva spiegato, aggiungendo che l’Agenzia avrebbe fatto affidamento sulle assunzioni in corso e sulle competenze già presenti. Il nodo è questo: responsabilità più ampie senza fondi dedicati per quelle specifiche funzioni.
La manovra 2027 vale circa 26 miliardi e coinvolge diversi ministeri con interventi e misure di copertura. Nelle informazioni pubbliche finora esaminate, però, non emerge una nuova voce di riduzione specifica per la cybersicurezza. Nel frattempo, il quadro è quello di un fondo strategico già ridotto e di un’ACN chiamata a presidiare anche le regole europee sull’intelligenza artificiale. Prevenire gli attacchi, assistere le amministrazioni e controllare tecnologie sempre più diffuse richiede personale qualificato, strumenti e investimenti continuativi. I tagli non dimostrano automaticamente un indebolimento della sicurezza nazionale, ma rendono inevitabile una domanda sulla coerenza tra obiettivi e risorse. La fase parlamentare sarà decisiva per capire se ai nuovi compiti corrisponderanno mezzi adeguati e se i progetti delle amministrazioni potranno contare su finanziamenti sufficienti.
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