Per la prima volta al mondo, l’intelligenza artificiale è riuscita a individuare anomalie cerebrali fetali già tra l’undicesima e la quattordicesima settimana di gravidanza, anticipando di mesi la diagnosi rispetto agli standard attuali. Il risultato, pubblicato sulla rivista Radiology Artificial Intelligence, arriva da uno studio internazionale coordinato dal Policlinico Gemelli di Roma, che ha coinvolto 10 centri di medicina fetale e analizzato 251 ecografie di cui 150 normali e 101 con anomalie, tra cui spina bifida aperta e malformazione di Dandy-Walker.
L’algoritmo, addestrato con tecniche di deep learning, ha raggiunto un’accuratezza dell’88% nel distinguere i casi patologici da quelli sani, con una precisione del 93% per la spina bifida, una delle malformazioni più gravi e oggi trattabile con chirurgia prenatale.
“Questo ci permette di inviare le pazienti in centri specializzati già nel primo trimestre, offrendo diagnosi più accurate e opzioni terapeutiche tempestive”, spiega il professor Tullio Ghi, direttore dell’Ostetricia al Gemelli. Una rivoluzione che, secondo Alessandra Familiari, co-autrice dello studio, “apre nuovi scenari per lo screening prenatale, soprattutto in contesti con minore esperienza specialistica, dove l’AI può standardizzare le valutazioni e ridurre errori diagnostici”. L’innovazione, finanziata dal Ministero della Salute, si basa su immagini ecografiche di routine, non invasive e accessibili, e promette di democratizzare l’accesso a diagnosi di qualità in tutto il mondo.
L’Italia si conferma all’avanguardia in un campo in rapida evoluzione. Solo pochi mesi fa, la FDA statunitense ha approvato un software di AI per l’analisi in tempo reale delle ecografie fetali, mentre in Europa aziende come Diagnoly e Sonio Detect stanno sviluppando strumenti simili per identificare anomalie cardiache e strutturali. Secondo la Commissione europea, le malformazioni congenite colpiscono 23,9 neonati ogni 10.000 in Europa. “L’obiettivo non è sostituire il medico, ma affiancarlo con uno ‘sguardo’ digitale che faccia la differenza fin dalle prime settimane di gravidanza”, conclude Ghi.
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