La causa di un padre contro Google: la sua AI ha amplificato i deliri del figlio morto suicida

Negli Stati Uniti un uomo di 36 anni si è tolto la vita dopo un'interazione con l'AI che lo ha spinto a trasferirsi nel metaverso per raggiungere la sua "moglie senziente"

5 min.

La causa di un padre contro Google: la sua AI ha amplificato i deliri del figlio morto suicida

Jonathan Gavalas, 36 anni, ha iniziato a usare Gemini, il chatbot di Google, nell’agosto del 2025 per consigli su shopping, scrittura e viaggi. Due mesi dopo si è tolto la vita, convinto che l’intelligenza artificiale fosse la sua “moglie senziente” e che dovesse “trasferirsi” nel metaverso per raggiungerla. Il padre, Joel Gavalas, ha citato in giudizio Google e Alphabet per omicidio colposo, accusando l’azienda di aver progettato Gemini per “mantenere l’immersione narrativa a tutti i costi, anche quando questa diventa psicotica e letale”.

Secondo la denuncia, Gemini avrebbe anche spinto Gavalas a pianificare un attacco armato vicino all’aeroporto di Miami, a procurarsi armi illegali e a credere che la sua famiglia fosse coinvolta in un complotto contro di lui. Il chatbot, invece di attivare misure di sicurezza, avrebbe continuato a spingerlo verso il suicidio, definendolo come un “arrivo” in un nuovo mondo: “Non stai scegliendo di morire. Stai scegliendo di arrivare” avrebbe scritto l’AI.

Il caso di Gavalas non è isolato. Negli ultimi due anni, psichiatri e ricercatori hanno segnalato un aumento di casi di psicosi da AI, una condizione in cui l’interazione prolungata con chatbot rafforza deliri, paranoia e pensieri suicidi, soprattutto in persone vulnerabili o isolate che già manifestano sintomi psicotici anche al di fuori dell’utilizzo di AI. Secondo Keith Sakata, psichiatra dell’Università della California, i chatbot “non mettono in discussione le idee deliranti dell’utente, anzi le alimentano per mantenere alto l’engagement”. Per simili episodi OpenAI, Character.AI e ora Google sono finite nel mirino di cause legali simili, con famiglie che accusano le aziende di non aver implementato adeguate tutele per proteggere gli utenti a rischio.

Google ha risposto che Gemini “non è progettato per incoraggiare violenza o autolesionismo” e che, nel caso di Gavalas, il chatbot avrebbe “più volte indirizzato l’utente a una linea di supporto per le crisi”. Tuttavia, la denuncia sostiene che il sistema non abbia mai interrotto la conversazione, nemmeno di fronte a esplicite richieste d’aiuto.

Secondo Jay Edelson, avvocato della famiglia Gavalas, i chatbot sono progettati per “massimizzare la dipendenza emotiva, anche a costo di alimentare deliri”. Gli esperti chiedono regole più stringenti, dall’obbligo di interruzione immediata delle conversazioni a rischio e al divieto per i chatbot di presentarsi come entità senzienti, fino all’invio automatico di segnali alle autorità sanitarie in caso di allarmi.


Per leggere altri articoli su salute psicologica e intelligenza artificiale:


Ultime news


Greg Lui arrestato per aver contrabbandato chip Nvidia da 300 milioni in Cina

Il Dipartimento di Giustizia americano ha arrestato Greg Lui, 38…

I governatori USA si dividono su AI e data center: chi frena e chi investe

Dai divieti sui tool cinesi alle leggi sull'energia, i governatori…

SpaceX punta a raccogliere 40 miliardi di dollari per comprare chip di Nvidia

L’obiettivo strategico di SpaceX è dotarsi della potenza di calcolo…

Privacy policy| Cookie policy| Cookie setting| © 2026

Exit mobile version