Alphabet ha chiuso il secondo trimestre 2025 con un free cash flow negativo per la prima volta da quando la società madre di Google è entrata in borsa, nell’agosto del 2004. Il disavanzo ammonta a 5,9 miliardi di dollari: la società ha generato 39,1 miliardi di cassa, ma ne ha spesi 44,9 solo in infrastrutture AI — chip, server e data center — pari a circa 490 milioni al giorno.
I ricavi del trimestre sono stati tutt’altro che deludenti: 119,8 miliardi di dollari, con una crescita del 24% anno su anno. Il problema, semmai, è che la spesa in conto capitale corre più veloce degli incassi. Nel solo secondo trimestre, il capex ha toccato quota 45 miliardi, di cui il 60% destinato ai server e il restante 40% ai data center. Nel primo trimestre era stato di 36 miliardi. Il confronto con il 2023 — quando Alphabet spese 32,3 miliardi sull’intero anno — dice molto sulla traiettoria di questa corsa.
La CFO Anat Ashkenazi ha comunicato agli analisti che la previsione di spesa per l’intero 2025 sale a circa 205 miliardi di dollari, rispetto alle stime precedenti che si fermavano tra 180 e 190 miliardi. E ha già avvisato: gli investimenti in infrastrutture cresceranno ancora in modo significativo nel 2027. La domanda di capacità computazionale, ha detto, supera tuttora l’offerta disponibile. Una situazione che Alphabet descrive come “supply-constrained” da diversi trimestri consecutivi.
Per coprire la spesa, la società non si è affidata solo alla cassa interna — che pure ammonta a 242,5 miliardi tra liquidità e titoli — ma ha emesso nuove azioni per 49,6 miliardi a giugno e obbligazioni per altri 20,3 miliardi. Il debito a lungo termine è passato da circa 16 miliardi di un anno fa a 98,2 miliardi al 30 giugno. Alphabet ha anche sospeso i buyback azionari. Il titolo GOOGL ha perso il 4,24% nelle contrattazioni after-hours, nonostante i ricavi abbiano battuto le stime di Wall Street.
Google non è sola. Tesla ha registrato un deficit di cassa di 1,1 miliardi nello stesso trimestre, primo risultato negativo in due anni, mentre aumenta gli investimenti in infrastrutture AI. Gli analisti si aspettano pressioni simili per Meta, Microsoft e Amazon. Il free cash flow dei quattro grandi hyperscaler era atteso andare in territorio negativo entro il 2027: Google ci è arrivata prima. Sul fronte regolatorio, la Commissione Europea ha complicato ulteriormente il quadro, comminando ad Alphabet una multa da 890 milioni di euro per violazioni del Digital Markets Act — parte di un conto totale che supera ormai i 10 miliardi.
Il CEO Sundar Pichai ha accennato alla distanza ancora esistente tra le capacità dei modelli frontier e la loro effettiva monetizzazione. Gemini 3.5 Pro è in fase di test, Gemini 4 è stato anticipato. Il punto è che i ritorni sull’investimento richiedono tempo: i server entrano in bilancio come asset e vengono ammortizzati negli anni, ma nel frattempo pesano su cassa e margini. Se la domanda regge, la scommessa ha senso. Se la capacità restasse sottoutilizzata, Alphabet si ritroverebbe con costi reali oggi e margini compressi domani. È questa la scommessa da decine di miliardi che tutto il settore sta facendo, e che il mercato per ora guarda con crescente diffidenza.