Amazon torna sul mercato obbligazionario e punta a raccogliere almeno 25 miliardi di dollari con un’emissione di bond in dollari, secondo quanto riportato da Bloomberg News e confermato da una comunicazione alla SEC. È l’ennesimo capitolo della corsa al debito che coinvolge i grandi gruppi tech, impegnati a finanziare data center e infrastrutture per l’AI.
L’operazione è strutturata in otto tranche, tra obbligazioni a tasso fisso e variabile, con scadenze comprese tra il 2029 e il 2066. Le banche incaricate del collocamento sono Barclays, Goldman Sachs, J.P. Morgan e Morgan Stanley. La domanda degli investitori ha raggiunto un picco di 62 miliardi di dollari, poi ridimensionata a circa 41 miliardi dopo che gli istituti hanno ridotto lo spread finale offerto. Il rapporto tra richieste e offerta si è attestato a 1,6 volte, un livello solido ma lontano dall’entusiasmo che aveva accompagnato la precedente emissione di Amazon a inizio anno.
Un portavoce ha spiegato che i proventi saranno destinati a scopi aziendali generali, comprese le spese future in conto capitale e il rimborso di debiti in scadenza. “Valutiamo regolarmente il nostro piano operativo e prendiamo decisioni di finanziamento, come l’emissione di obbligazioni, di conseguenza“, ha dichiarato. Amazon ha inoltre comunicato ai sottoscrittori che non emetterà altro debito nel 2026.
Il colosso di Seattle non è nuovo a queste operazioni. Nei primi mesi del 2026 aveva già raccolto circa 54 miliardi di dollari tra Stati Uniti ed Europa, seguiti da altri 10 miliardi in Canada a giugno e 15 miliardi a novembre. A marzo aveva puntato a un collocamento da 37 miliardi in undici tranche, con domanda molto superiore all’offerta.
Dietro questa strategia c’è la crescita degli investimenti in AI. Amazon prevede spese in conto capitale per 200 miliardi di dollari nel 2026, contro i 131 miliardi dell’anno precedente, destinati soprattutto a data center e chip. Il CEO Andy Jassy ha più volte cercato di rassicurare gli investitori scettici, definendo l’AI “un’opportunità irripetibile” che richiede scommesse importanti nel lungo periodo.
Amazon non è sola in questa corsa. Anche Alphabet, Meta, Nvidia e Oracle hanno annunciato negli ultimi mesi raccolte di debito o emissioni azionarie per finanziare l’espansione dell’AI. Alphabet ha collocato circa 85 miliardi tramite un’operazione azionaria ampliata il mese scorso. Meta ha venduto obbligazioni investment grade per 25 miliardi, dopo un’emissione da 30 miliardi lo scorso ottobre, la più grande mai realizzata dall’azienda. Nvidia ha avviato a giugno la sua prima emissione dall’inizio del boom dell’AI, puntando ad almeno 20 miliardi, mentre Oracle ne aveva già raccolti 18 a settembre.
Secondo le stime di UBS, la spesa aggregata in conto capitale degli hyperscaler potrebbe superare i 770 miliardi di dollari nel 2026, circa il 23% in più rispetto alle previsioni precedenti. Morgan Stanley prevede oltre 2.000 miliardi di dollari di emissioni di debito investment grade negli Stati Uniti quest’anno, un record trainato in larga parte dai progetti legati all’AI.
Non mancano le preoccupazioni tra gli investitori. Al Cattermole, gestore obbligazionario di Mirabaud Asset Management, ha osservato che questo spostamento verso il debito mette in discussione lo status di “fortress balance sheet” che per anni ha contraddistinto i big della tecnologia, sottolineando come il piano di spesa di Alphabet, pari a quasi il 50% dei ricavi previsti per il prossimo anno, rappresenti un livello “mai visto prima“. Tra i rischi c’è anche l’obsolescenza tecnologica, ovvero la possibilità che i data center finanziati oggi perdano valore a causa di chip più efficienti o della concorrenza.
Resta il fatto che, almeno per ora, la domanda di obbligazioni tech continua a essere sostenuta. La sfida per Amazon e gli altri colossi sarà dimostrare che gli investimenti in corso genereranno ricavi sufficienti a giustificare questo debito crescente, prima che gli investitori inizino a chiedere un conto più salato.

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