Il Brasile studia come limitare l’uso di AI a fini politici in vista delle imminenti elezioni

Il tribunale elettorale del Brasile si prepara a definire limiti più stringenti sui contenuti generati dall’AI utilizzati in campagna elettorale

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Il Brasile studia come limitare l’uso di AI a fini politici in vista delle imminenti elezioni

A meno di due mesi al voto, il Brasile si trova a dover fronteggiare una nuova, insidiosa sfida democratica relativa all’uso distorto dell’AI nelle campagne elettorali. Il Supremo Tribunale Elettorale brasiliano sta lavorando a regole urgenti per limitare la diffusione di contenuti generati o manipolati da algoritmi, dopo che negli ultimi mesi sono emersi casi preoccupanti di deepfake e audio falsi che hanno preso di mira politici e cittadini. Secondo fonti interne al tribunale, entro la fine di settembre verranno stabiliti paletti chiari su ciò che sarà consentito e ciò che, invece, verrà considerato illegale, in un tentativo di proteggere l’integrità del processo democratico.

Il timore non è infondato. Solo poche settimane fa, un deepfake audio che ritraeva un candidato di opposizione in una conversazione compromettente ha fatto il giro dei social network, scatenando polemiche e mettendo in luce la vulnerabilità del sistema. Il Brasile non è solo. Anche Stati Uniti ed Europa stanno affrontando lo stesso problema, ma la velocità con cui l’AI si evolve rende ogni soluzione temporanea. Secondo un rapporto del Center for Democracy and Technology di Washington, il 68% dei brasiliani tra i 18 e i 34 anni si informa principalmente tramite social media, dove la diffusione di contenuti falsi o alterati può avere effetti immediati e devastanti. La presidente del TSE, ministra Cármen Lúcia, ha dichiarato che «la democrazia non può aspettare» e che le nuove regole dovranno essere «flessibili abbastanza da adattarsi ai rapidi cambiamenti tecnologici, ma rigide quanto basta per garantire elezioni libere e trasparenti».

La sfida per il Brasile è duplice. Da un lato, regolamentare senza soffocare l’innovazione. Il Paese è uno dei maggiori utilizzatori di strumenti di AI al mondo, soprattutto nel settore pubblico e nelle piccole e medie imprese. Dall’altro, affrontare un fenomeno globale. Secondo un’analisi di Reuters Institute, i contenuti generati da AI sono cresciuti del 400% nelle settimane precedenti alle elezioni in diversi Paesi, Brasile incluso. Il rischio è che, in un contesto già polarizzato come quello brasiliano, l’AI diventi un’arma in più per alimentare divisioni sociali e manipolare l’opinione pubblica. «Non si tratta solo di elezioni, ma di fiducia nelle istituzioni» ha sottolineato il politologo brasiliano Sérgio Fausto, esperto di democrazia digitale. «Se un cittadino non riesce più a distinguere un video reale da uno falso, come può prendere decisioni informate?».

Il governo di Lula da Silva ha già avviato una collaborazione con le piattaforme digitali per identificare e rimuovere contenuti manipolati, ma i risultati sono ancora limitati. WhatsApp, Telegram e TikTok hanno promesso maggiore trasparenza, ma la velocità con cui vengono creati e diffusi i deepfake rende il compito quasi impossibile. In Brasile, dove il 75% della popolazione utilizza WhatsApp come principale fonte di informazione, la diffusione di notizie false è particolarmente pericolosa. Secondo uno studio dell’Università di San Paolo, il 42% delle fake news circolanti durante le ultime elezioni municipali del 2024 erano legate a contenuti generati o alterati da AI.

Le elezioni brasiliane del 2026 si preannunciano come un banco di prova per la democrazia digitale. Non solo per il Brasile, ma per tutto il mondo. Se il Paese riuscirà a trovare un equilibrio tra innovazione e tutela della verità, potrebbe diventare un modello per altri Stati. Al contrario, un fallimento potrebbe aprire la strada a un’era in cui la manipolazione algoritmica diventa la norma, non l’eccezione.


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