Qualcomm è in trattativa avanzata per acquistare la startup californiana Modular a circa 4 miliardi di dollari. Lo riferisce Bloomberg, citando fonti vicine al dossier. L’accordo non è ancora chiuso e i termini potrebbero cambiare, ma la direzione è chiara: il produttore dei chip Snapdragon vuole entrare nei data center e sa che per farlo non bastano i chip.
Modular è stata fondata nel 2022 da Chris Lattner e Tim Davis, ingegneri che si erano conosciuti in Google. I due partirono da un problema concreto: il codice scritto per un’architettura hardware quasi mai funziona bene su un’altra, obbligando i team a riscrivere tutto da capo ogni volta che cambia il processore. La risposta di Modular è un duo di strumenti — il linguaggio di programmazione Mojo e il framework di inferenza MAX — che consente agli sviluppatori di distribuire modelli AI su chip diversi, da quelli Nvidia ad AMD, Intel e Qualcomm, senza riscrivere il codice da zero. Una piattaforma agnostica dall’hardware, in sostanza. Lattner non è una figura qualunque: è l’autore di LLVM, l’infrastruttura di compilatori che oggi sta sotto a molti dei principali linguaggi di programmazione, e ha creato Swift ad Apple. Ha anche guidato il team Autopilot di Tesla. Quella credenziale non è un dettaglio biografico — è la ragione per cui Modular viene presa sul serio in un campo dove le promesse di portabilità muoiono spesso nel compilatore.
La valutazione racconta l’accelerazione del settore. A settembre 2025 Modular aveva chiuso un round da 250 milioni di dollari a una valutazione di 1,6 miliardi, portando il totale raccolto a circa 380 milioni, con General Catalyst, Google Ventures e Greylock Partners tra gli investitori. A 4 miliardi — più del doppio in meno di un anno — Qualcomm non sta comprando un’applicazione software qualsiasi: sta comprando lo strato di compilazione e inferenza che può rendere un chip non-Nvidia meno rischioso agli occhi di chi sviluppa. Il mercato ha accolto la notizia con un rialzo del titolo QCOM dell’1,1% in premarket, dopo un calo dell’8% nella seduta precedente.
Il contesto spiega perché il deal ha questa forma. Nvidia domina i data center non solo per la potenza dei suoi chip, ma per CUDA, l’ecosistema software costruito in quasi vent’anni che tiene gli sviluppatori vincolati all’hardware verde. Ogni aspirante concorrente si è scontrato con lo stesso muro: chip buoni non bastano se i developer non trovano strumenti per girarci i modelli. Modular è costruita esattamente per abbattere quel muro. Il CEO di Qualcomm Cristiano Amon sta spingendo l’azienda fuori dal recinto degli smartphone: già acquisite la startup RISC-V Ventana Micro Systems e il provider di IP per connettività Alphawave Semi, con spedizioni di chip ASIC custom per data center anticipate al 2026. L’Investor Day di Qualcomm, fissato per il 24 giugno a New York, è atteso come vetrina di questo nuovo posizionamento. Gli analisti di JPMorgan ipotizzano ricavi da data center superiori a 3 miliardi di dollari nel fiscal year 2027 e fino a 35 miliardi entro il 2031.
Questa operazione non è isolata. Sempre a giugno, Bloomberg aveva riferito che Qualcomm era in trattativa separata per acquisire Tenstorrent — la startup di chip RISC-V guidata dall’architetto Jim Keller — per una cifra tra 8 e 10 miliardi. Se entrambi i deal si chiudessero, Qualcomm avrebbe impegnato oltre 14 miliardi in poche settimane. Lattner stesso, sul proprio profilo LinkedIn, ha confermato la logica dell’operazione: l’acquisizione da parte di Qualcomm permetterà a Modular di proseguire la propria missione senza abbandonare il supporto a hardware di tutti i produttori. Il vantaggio software di Nvidia è stato costruito in un decennio e non sparirà con un assegno. Ma la direzione che Qualcomm sta prendendo — chip più software che li rende usabili — è l’unica che ha senso provare.














