Il futuro della guerra passerà sempre più attraverso reti di intelligenza artificiale capaci di decidere più velocemente degli esseri umani. Lo ha dichiarato a Reuters Danylo Tsvok, a capo del centro di ricerca sull’AI del ministero della Difesa ucraino, istituito nel marzo 2026 nell’ambito della riforma digitale voluta dal ministro Mykhailo Fedorov.
“L’AI formerà un nuovo paradigma di guerra. Lo sta già facendo attivamente”, ha affermato Tsvok. Secondo lui, nei prossimi tre-cinque anni, se il conflitto con la Russia dovesse proseguire, i sistemi di AI oggi distribuiti tra le diverse unità ucraine verranno unificati in un’unica piattaforma capace di analizzare in tempo reale i dati provenienti da tutto il fronte e di suggerire decisioni ai comandanti portando ad una vera “guerra dei sistemi operativi” tra Kiev e Mosca.
L’esercito ucraino, che conta circa un milione di soldati lungo una linea del fronte di 1.200 chilometri, impiega già l’AI per guidare i droni sugli obiettivi, pianificare le operazioni e analizzare i dati sugli attacchi missilistici russi. I numeri della guerra dei droni restano impressionanti. Secondo Kiev, nel 2025 le forze ucraine hanno colpito quasi 820.000 obiettivi con droni, e il ministro Fedorov ha stimato che fino al 90% delle perdite russe sul campo sia oggi attribuibile a questi mezzi, la cui capacità produttiva nazionale avrebbe toccato quasi 5 milioni di unità nello stesso anno.
Secondo Tsvok, l’AI decisionale accelererà ulteriormente il cosiddetto kill chain, ovvero la catena che porta dall’individuazione di un bersaglio alla sua neutralizzazione. Anche Mosca sta investendo molto nel settore. Un comandante della difesa aerea ucraina aveva già segnalato a Reuters, in aprile, la propria preoccupazione per l’uso crescente dell’AI russa nella pianificazione di attacchi con droni e missili contro le città, capace di ridurre drasticamente i tempi di preparazione di ogni raid.
Resta aperto il nodo del controllo umano. Kiev applica il principio dell'”uomo nel ciclo” per le decisioni di combattimento e vieta l’uso di droni completamente autonomi nella fase finale di un attacco contro persone. Ma secondo Tsvok, con l’aumento della velocità dei sistemi di AI, la presenza umana rischia di diventare il principale collo di bottiglia decisionale e la sfida sarà sempre di più incentrata sul tenere il passo con soluzioni proposte da sistemi sempre più autonomi. Una preoccupazione condivisa anche dalle Nazioni Unite, che hanno più volte chiesto un limite netto sull’uso di armi capaci di colpire senza supervisione umana. Il centro di Tsvok lavora intanto anche su progetti meno militari, come un sistema di reclutamento e gestione del personale basato sull’AI, parte della digitalizzazione del ministero voluta da Fedorov.
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