OpenAI accusa la Cina: ChatGPT usato per frenare i data center USA

OpenAI ha bannato account cinesi che usavano ChatGPT per alimentare l'opposizione pubblica ai data center negli Stati Uniti. La notizia arriva mentre la stessa società tratta la locazione di un campus da 10 gigawatt in Ohio, con Nvidia come garante finanziario.

Chip War - Difesa 11 giu 2026

3 min.

OpenAI accusa la Cina: ChatGPT usato per frenare i data center USA

OpenAI ha bannato due gruppi di account ChatGPT ritenuti collegati alla Cina, accusandoli di aver usato la piattaforma per alimentare l’opposizione pubblica ai data center negli Stati Uniti. La notizia emerge dal report di minacce di giugno 2026, pubblicato mercoledì, e arriva in un momento tutt’altro che casuale: la stessa OpenAI sta trattando la locazione di un campus da dieci gigawatt in Ohio, con Nvidia come garante finanziario.

La prima delle due operazioni, denominata “Data Center Bandwagon”, ha generato post sui social media e fumetti satirici che accusavano i data center AI di far salire le bollette elettriche delle famiglie americane. Gli utenti, ritenuti collegati a un contractor governativo cinese, chiedevano a ChatGPT di creare strisce a fumetti sui prezzi dell’elettricità e sulla capacità della rete. I contenuti venivano distribuiti su X e YouTube tramite account probabilmente falsi, usando VPN per aggirare le restrizioni, con prompt in cinese semplificato e output richiesti sia in inglese che in cinese, fingendosi utenti americani. La seconda operazione, “Tech and Tariffs”, produceva vignette politiche critiche verso i dazi USA e la corsa al dominio tecnologico, con istruzione esplicita di rappresentare solo il presidente Trump ed evitare ogni riferimento a Xi Jinping.

Le campagne hanno avuto scarso impatto online: i contenuti non hanno ricevuto engagement autentico e non mostrano prove di diffusione significativa al di fuori delle attività proprie degli account. OpenAI non attribuisce formalmente le operazioni al governo di Pechino, ma segnala che tattiche e struttura dei messaggi si sovrappongono a campagne di propaganda cinese già note. L’azienda avverte che questi temi “resteranno probabilmente attraenti” per operazioni di influenza cinesi, perché possono inserirsi in dibattiti legittimi spingendo il pubblico verso la sfiducia nelle istituzioni americane. Non mancano le voci critiche: Darren Linvill, del Media Forensics Hub della Clemson University, ha detto di non aver trovato molte prove di sforzi cinesi coordinati.

Il contesto è rilevante quanto le accuse. Nel 2025, l’opposizione locale ha bloccato o ritardato decine di progetti di data center negli USA, per un valore potenziale superiore a 150 miliardi di dollari. Il tempismo è conveniente per OpenAI, che preme per la costruzione di nuova infrastruttura e sostiene che i data center AI siano una questione di competitività nazionale con la Cina. Proprio mentre il report veniva pubblicato, The Information rivelava che OpenAI è in trattativa avanzata per affittare un campus da dieci gigawatt nel sud dell’Ohio, con il potenziale sostegno finanziario di Nvidia. Il sito sorgerà su terreno federale nell’ex impianto di diffusione gassosa di Portsmouth, nella contea di Pike, dove il Dipartimento dell’Energia ha annunciato a marzo 2026 una partnership con SoftBank e la sua controllata SB Energy.

Il campus potrebbe costare almeno 500 miliardi di dollari. OpenAI controllerebbe le apparecchiature con un contratto di locazione ventennale e inizierebbe i pagamenti solo quando il sito entrerà in funzione. La prima fase da 800 megawatt dovrà superare revisioni regolatori e ambientali prima dell’avvio dei lavori, con operatività prevista per il 2028, mentre il completamento dell’intero campus richiederebbe almeno un decennio. La capacità totale da dieci gigawatt sarebbe circa il doppio dell’intero mercato dei data center della Virginia del Nord così com’era nel 2025, e farebbe del sito di Pike County la più grande concentrazione di capacità computazionale AI su singola sede al mondo.

La sovrapposizione cronologica tra le due notizie dice qualcosa sullo stato del dibattito. L’opposizione popolare ai data center negli USA è reale — costi energetici, pressione sulle reti locali, consumo idrico — e non ha bisogno di aiuto esterno per esistere. Eppure la possibilità che attori stranieri usino gli stessi strumenti AI contro cui si scagliano cambia il perimetro della conversazione. OpenAI sembra aver concluso che garantirsi capacità energetica certificata e garanzie finanziarie concrete conta più di qualsiasi annuncio di partnership. Se il campus in Ohio andrà in porto, il nodo non sarà solo chi costruisce l’infrastruttura AI del futuro, ma chi riesce a costruirla senza che il dibattito pubblico venga alterato lungo la strada.


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