Lo scontro col Pentagono ha scatenato un’ondata di supporto ad Anthropic fra i dipendenti dell’AI

Oltre 300 fra attuali dipendenti ed ex dipendenti di OpenAI e Google hanno sottoscritto una lettera aperta in solidarietà ad Anthropic attaccata dalla Difesa USA per i suoi limiti etici
Lo scontro col Pentagono ha scatenato un’ondata di supporto ad Anthropic fra i dipendenti dell’AI

Quando il Pentagono ha lanciato il suo ultimatum ad Anthropic, facendo pressione per farle abbandonare le regole sull’uso militare dell’intelligenza artificiale pena delle pesanti conseguenze, probabilmente non si aspettava una risposta corale da tutto il settore. Invece, la mossa del segretario alla Difesa Pete Hegseth ha innescato una reazione a catena senza precedenti nella storia dell’AI. Oltre 300 dipendenti ed ex dipendenti di Google e OpenAI hanno firmato in pochi giorni una lettera aperta di solidarietà, intitolata We Will Not Be Divided: un messaggio diretto sia al governo statunitense che ai propri vertici aziendali.

La lettera accusa il Pentagono di usare una tattica precisa, cioè fare pressione su ogni azienda singolarmente, sperando che la paura di perdere contratti miliardari le porti a cedere una alla volta. I firmatari chiedono ai CEO di Google e OpenAI di resistere insieme ad Anthropic su due punti non negoziabili: il divieto di usare l’AI per sorvegliare i cittadini statunitensi e il rifiuto di sistemi d’arma autonomi senza supervisione umana.

Quel che emerge da questa vicenda è qualcosa di nuovo. I lavoratori dell’AI si organizzano e parlano con una voce unica, attraversando i confini tra aziende concorrenti e unendosi attorno ad una causa etica non negoziabile. Non è la prima volta che i dipendenti di Big Tech protestano contro contratti militari. Nel 2018 Google rinunciò al progetto Maven dopo una rivolta interna, ma la scala e la velocità di questa risposta segnalano un cambio di clima.

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