Negli ultimi mesi l’economia degli Stati Uniti si è ritrovata a ruotare attorno a una gigantesca scommessa infrastrutturale che sta superando per dimensioni qualsiasi progetto del passato. Dalla costruzione delle prime linee ferroviarie nell’Ottocento alla posa dei cavi a fibra ottica alla fine degli anni Novanta, gli USA non avevano mai visto una concentrazione di capitali così elevata verso un singolo settore industriale. Al centro di questo fenomeno non ci sono strade o ponti, ma la realizzazione di mastodontici data center, acquisti massicci di microchip di ultima generazione e una profonda riorganizzazione delle reti energetiche del Paese. I colossi tecnologici stanno investendo somme senza precedenti per garantire la capacità di calcolo necessaria ai nuovi modelli di intelligenza artificiale, trasformando quello che sembrava un semplice avanzamento software in un imponente motore di crescita fisica e industriale.
I dati e le stime più recenti mostrano cifre davvero impressionanti per l’intero sistema economico. Secondo recenti analisi diffuse dalla Brookings Institution e curate dall’economista Stijn van Nieuwerburgh, gli investimenti complessivi per le infrastrutture legate all’intelligenza artificiale potebbero sfiorare i 10,3 trilioni di dollari entro il 2032. Si tratta di una quota media annuale vicina al 3,6% del prodotto interno lordo statunitense, un livello di impatto finanziario che supera persino la fase d’oro della rete autostradale interstatale promossa negli anni Cinquanta. Anche grandi istituti bancari come Goldman Sachs mettono in luce come la spesa capitalizzata in questo ambito stia crescendo a ritmi vertiginosi, stimando che l’impatto diretto sul prodotto interno lordo supererà ampiamente le medie storiche dei passati cicli tecnologici.
Questa straordinaria mobilitazione di risorse ha iniziato a generare importanti effetti a catena ben oltre i confini della Silicon Valley. La realizzazione dei centri di calcolo richiede enormi volumi di materiali edili, sistemi di raffreddamento ad altissima precisione e, soprattutto, una quantità inaspettata di energia elettrica. La spinta dell’infrastruttura tecnologica sta riattivando la domanda per l’energia nucleare e stimolando nuovi accordi con i produttori di fonti rinnovabili, mentre il settore delle costruzioni registra una fase di forte espansione della forza lavoro. Jamie Dimon, amministratore delegato di JPMorgan Chase, ha spiegato di recente che le spese per i grandi centri dati potrebbero raggiungere presto vette mai viste prima, stimolando la creazione di nuovi posti di lavoro ma aggiungendo anche pressioni sull’inflazione e sulle materie prime a livello globale.
Accanto al grande entusiasmo per le potenzialità dell’innovazione, sulla comunità degli investitori inizia tuttavia ad allungarsi qualche ombra d’incertezza. Per finanziare cantieri di simili proporzioni e acquistare centinaia di migliaia di processori grafici, molte aziende stanno ricorrendo al mercato del debito e a impegni finanziari a lungo termine. Diversi analisti di Wall Street mettono in guardia sul divario temporale tra i costi vivi sostenuti oggi e i reali ricavi che le applicazioni di AI sapranno generare nell’immediato futuro. La vera incognita risiede nella capacità delle aziende di monetizzare l’uso quotidiano di questi strumenti prima che le infrastrutture costruite rischino di rivelarsi sovradimensionate rispetto alla domanda effettiva dei clienti aziendali e dei consumatori.
Nonostante i dubbi sulle valutazioni di mercato, le grandi imprese della tecnologia non sembrano intenzionate a rallentare la propria marcia. Il timore di rimanere indietro nella corsa alla supremazia tecnologica supera di gran lunga la paura di investire in eccesso, spingendo le dirigenze a confermare piani di spesa sempre più ambiziosi. La trasformazione in atto sta dimostrando che l’intelligenza artificiale non è soltanto un codice digitale o una chat interattiva, ma un’opera strutturale concreta destinata a ridefinire il volto dell’economia e dei consumi energetici per i prossimi decenni. Se questa imponente scommessa si rivelerà il più grande motore di prosperità del secolo oppure una bolla infrastrutturale difficile da riassorbire rimarrà la domanda centrale dei prossimi anni.
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