L’IA taglia i lavori entry-level: giù del 35% le posizioni junior in un anno

Nuovi dati confermano quello che molti neolaureati già vivono: l'intelligenza artificiale sta riducendo drasticamente le posizioni junior nel settore tech. Le offerte di lavoro entry-level sono calate del 35% in un solo anno, con il settore informatico che paga il prezzo più alto.

Economia - Lavoro 23 set 2026

2 min.

L’IA taglia i lavori entry-level: giù del 35% le posizioni junior in un anno

I numeri non lasciano spazio a interpretazioni comode. Le offerte di lavoro entry-level sono calate del 35% in un singolo anno, dal 2024 al 2025, secondo un rapporto globale di SAP SuccessFactors e Findem basato su oltre 1.700 lavoratori e candidati. Nello stesso periodo, la quota di neolaureati che trova impiego entro l’anno di laurea è scesa del 10% rispetto al 2021. Il mercato del lavoro per chi inizia la carriera si sta restringendo, e l’intelligenza artificiale è uno dei motori principali di questa contrazione.

Il settore tecnologico è quello dove il crollo si vede meglio. I quindici maggiori gruppi tech americani hanno ridotto le assunzioni di profili junior del 25% tra il 2023 e il 2024, secondo i dati di SignalFire citati da IEEE Spectrum. Guardando al confronto con i livelli pre-pandemia, il calo è ancora più netto: meno 50%. I dati del Bureau of Labor Statistics statunitense mostrano che l’occupazione complessiva dei programmatori è scesa del 27,5% tra il 2023 e il 2025. Non si tratta di un aggiustamento congiunturale. È una trasformazione strutturale del modo in cui le aziende tech concepiscono la forza lavoro junior.

Cosa guida questo cambiamento? L’adozione dell’IA generativa ha permesso a molte aziende di automatizzare esattamente le attività che un tempo giustificavano le assunzioni entry-level: scrittura di base, coding elementare, ricerca, gestione dati, assistenza clienti. I dati di Ravio sulla fascia P1 — i ruoli più junior — mostrano una riduzione media del tasso di assunzione del 73,4%, a fronte di un calo del 7,4% per tutti gli altri livelli. La forbice è enorme. Le aziende assumono chi sa costruire sistemi di IA, non chi potrebbe essere sostituito da quegli stessi sistemi. Le posizioni in crescita restano quelle legate al machine learning, in aumento del 59% rispetto ai livelli del 2020, mentre le offerte tech su Indeed sono complessivamente calate del 36% nello stesso arco temporale.

Il contesto macroeconomico ha amplificato l’effetto. Il rientro dalle assunzioni eccessive del periodo Covid, unito a tassi di interesse più alti e margini sotto pressione, ha spinto molte aziende a tagliare in primo luogo le figure più sostituibili. L’IA ha offerto una giustificazione tecnologica — e uno strumento concreto — per farlo. Secondo uno studio recente citato da Ars Technica, l’effetto si manifesta “principalmente attraverso la riduzione delle assunzioni di lavoratori giovani piuttosto che attraverso licenziamenti”. Chi è già dentro è relativamente al sicuro. Chi vuole entrare trova le porte sempre più strette.

La geografia del fenomeno non è uniforme. In Europa, le piattaforme LinkedIn, Indeed e Eures hanno registrato un calo del 35% delle posizioni junior tech nei principali paesi dell’Unione nel 2024. In India, le grandi aziende IT di servizi hanno ridotto i ruoli entry-level tra il 20% e il 25%, secondo EY. Negli Stati Uniti, il tasso di disoccupazione tra i neolaureati tra i 22 e i 27 anni ha contribuito per il 12% all’aumento complessivo della disoccupazione dal 2023, secondo Oxford Economics. Non è una crisi localizzata.

Il World Economic Forum stima che entro il 2030 vengano creati 78 milioni di nuovi posti di lavoro legati all’IA, ma questa prospettiva di lungo periodo offre poco sollievo a chi cerca lavoro adesso. Le università stanno reagendo: molte hanno stretto accordi con Anthropic e OpenAI per integrare la formazione sull’IA nei curricula. Gli studenti, da parte loro, si spostano verso lauree in machine learning e data science, abbandonando indirizzi più generalisti. Il mercato del lavoro junior ha già cambiato forma. La domanda non è se l’IA continuerà a ridefinire l’accesso alla carriera, ma con quale velocità lo farà nei prossimi due anni.


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