Copyright musicale, Reservoir chiede 340 milioni a Suno e Anthropic

Le denunce, depositate il 21 ottobre presso il tribunale federale del distretto settentrionale della California, contestano l’utilizzo non autorizzato di opere protette per addestrare sistemi di intelligenza artificiale

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Copyright musicale, Reservoir chiede 340 milioni a Suno e Anthropic

La musica generata dall’intelligenza artificiale torna al centro di una battaglia legale che potrebbe contribuire a definire i confini tra innovazione tecnologica e diritto d’autore. Reservoir Media, società indipendente che possiede e gestisce i diritti di migliaia di opere musicali, ha avviato due cause negli Stati Uniti contro Suno e Anthropic, chiedendo complessivamente circa 338 milioni di dollari. Le denunce, depositate il 21 ottobre presso il tribunale federale del distretto settentrionale della California, contestano l’utilizzo non autorizzato di opere protette per addestrare sistemi di intelligenza artificiale. Le composizioni coinvolte sono 1.050 nel procedimento contro Suno e 853 in quello contro Anthropic. Tra i brani citati figurano Big Yellow Taxi di Joni Mitchell, Ring of Fire di Johnny Cash e Papa Don’t Preach di Madonna. Le richieste economiche rappresentano quanto domandato dalla società, non somme già riconosciute dalla giustizia. La vicenda si inserisce in un confronto sempre più acceso sul valore dei contenuti utilizzati per sviluppare modelli generativi e sulla necessità di ottenere licenze dai titolari dei diritti.

Le due cause riguardano tecnologie differenti. Suno permette agli utenti di creare canzoni complete partendo da istruzioni testuali, mentre Anthropic sviluppa Claude, un assistente AI capace di comprendere e produrre testi. Secondo Reservoir, Suno avrebbe utilizzato composizioni musicali protette per addestrare i propri modelli senza le necessarie autorizzazioni. La società contesta inoltre l’efficacia dei sistemi che dovrebbero impedire la generazione di contenuti troppo simili a opere esistenti. Nel procedimento contro Anthropic, invece, l’attenzione si concentra soprattutto sui testi di 853 canzoni che sarebbero stati copiati durante l’addestramento di Claude. Reservoir sostiene anche che il sistema possa riprodurre passaggi delle opere o generare contenuti che ne derivano. Le denunce comprendono contestazioni legate alla normativa statunitense sul copyright digitale, fra cui la presunta rimozione di informazioni sulla gestione dei diritti e l’elusione di misure di protezione. Il punto da accertare è se le aziende abbiano utilizzato materiale protetto senza autorizzazione e se i loro sistemi siano in grado di restituire contenuti che violano i diritti dei titolari. Saranno i tribunali a valutare le prove e la fondatezza delle accuse.

Le richieste finanziarie sono particolarmente elevate. Per Suno, Reservoir domanda fino a 157,5 milioni di dollari per le presunte violazioni relative alle 1.050 opere, oltre a ulteriori somme per le contestazioni previste dalla legge sul copyright digitale. Il totale supera i 186 milioni. Nel caso di Anthropic, la richiesta supera i 151 milioni di dollari, di cui 127,95 milioni riferiti alle 853 composizioni contestate e il resto alle altre presunte violazioni. Gli importi si basano anche sul massimo dei danni statutari previsti dalla legge statunitense per singola opera in caso di violazione volontaria. Non si tratta quindi di una valutazione definitiva del danno economico né di un risarcimento già stabilito. Reservoir chiede inoltre provvedimenti per impedire ulteriori violazioni e per ottenere la rimozione o la distruzione delle copie non autorizzate, comprese quelle eventualmente conservate negli archivi di addestramento e nelle infrastrutture dei modelli. Una richiesta di questo tipo apre anche interrogativi tecnici, perché individuare e rimuovere materiale da sistemi già addestrati può essere complesso.

La società musicale sostiene che lo sviluppo dell’AI non possa prescindere dal rispetto dei diritti degli autori. La fondatrice e amministratrice delegata di Reservoir, Golnar Khosrowshahi, ha dichiarato a Music Business Worldwide che la tecnologia innovativa non deve essere costruita sullo sfruttamento della proprietà intellettuale in violazione dei diritti dei creatori. Per Reservoir, gli accordi di licenza già siglati da Suno con operatori del settore, tra cui Warner Music Group, BMG e Believe, dimostrerebbero che esiste un mercato per autorizzare l’utilizzo di contenuti musicali nell’addestramento dei modelli. La società sostiene quindi che le aziende tecnologiche debbano negoziare con i titolari dei cataloghi invece di utilizzare le opere senza un accordo. La questione, tuttavia, presenta diverse complessità. I diritti su una composizione, sul testo e sulla registrazione sonora possono appartenere a soggetti differenti. Un’autorizzazione concessa da un’etichetta discografica non copre necessariamente ogni diritto coinvolto. Le licenze potrebbero creare nuove entrate per autori ed editori, ma aumenterebbero anche i costi per gli sviluppatori, con possibili conseguenze sulla concorrenza tra grandi gruppi e startup.

Il contenzioso si inserisce in una più ampia discussione giuridica sul cosiddetto fair use, il principio statunitense che consente determinati utilizzi di opere protette senza autorizzazione. Le aziende AI sostengono in alcuni procedimenti che l’addestramento produca un utilizzo trasformativo dei contenuti, necessario per sviluppare nuove capacità tecnologiche. Gli editori replicano che l’impiego commerciale di opere senza licenza può danneggiare i creatori e alimentare prodotti concorrenti. Il 21 ottobre, secondo Reuters, un giudice federale della California ha esaminato proprio queste argomentazioni in un’altra causa contro Anthropic promossa da editori musicali, senza pronunciarsi immediatamente. Il caso Reservoir resta distinto e dovrà essere valutato sulla base delle proprie prove. La questione decisiva sarà stabilire quando l’apprendimento automatico possa essere considerato un utilizzo legittimo delle opere e quando, invece, richieda un’autorizzazione e un compenso. Una decisione sfavorevole alle aziende potrebbe spingerle a rivedere i processi di raccolta dei dati e a stipulare nuovi accordi; un esito favorevole potrebbe rafforzare le loro difese legali. Per ora non c’è una sentenza e resta aperta la possibilità di accordi. La posta in gioco riguarda non soltanto Suno e Anthropic, ma l’intero settore dell’AI generativa e il rapporto economico tra tecnologia e creatività umana.

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