YouTube Music ha avviato il 14 ottobre il rollout di tre etichette per segnalare l’uso dell’intelligenza artificiale nella creazione musicale. I badge — “Fully Gen AI”, “Partly Gen AI” e “No Gen AI” — compaiono direttamente sulla pagina del player, sotto il titolo del brano. Toccando l’etichetta si apre un pannello con una descrizione sintetica del ruolo svolto dall’AI nella produzione del pezzo.
Le definizioni sono precise. “Fully Gen AI” si applica ai brani generati interamente da un modello: per esempio, una traccia scaricata da un generatore musicale dopo aver inserito un prompt testuale, oppure un brano in cui l’AI ha prodotto composizione, strumentazione e voce. “Partly Gen AI” copre i flussi di lavoro ibridi — generare una linea di basso, co-scrivere versi, elaborare una melodia poi registrata in studio. “No Gen AI” include invece i brani che usano solo strumenti di correzione del pitch, come Auto-Tune, che YouTube non considera intelligenza artificiale generativa. Il sistema vale anche per la app principale di YouTube, non solo per il servizio musicale.
I partner musicali possono dichiarare l’uso dell’AI al momento della consegna dei contenuti tramite i template DDEX o CSV. Se nessuna dichiarazione viene fornita, YouTube si riserva di applicare “altri segnali” per determinare se un brano è stato generato artificialmente — il che significa che la piattaforma ha strumenti di rilevamento propri, paralleli all’autodichiarazione. La trasparenza, dunque, non dipende solo dalla buona fede degli artisti.
La scelta più rilevante riguarda la monetizzazione. YouTube ha stabilito che il coinvolgimento dell’AI da solo non rende un brano ineleggibile per i ricavi. Un pezzo interamente generato da un modello viene pagato come qualsiasi altro, a patto che sia dichiarato. Questa posizione separa nettamente YouTube da Deezer e TIDAL. Deezer — che riceve circa 90.000 brani completamente generati da AI ogni giorno — esclude queste tracce dai suggerimenti algoritmici e dalle playlist editoriali, e trattiene i diritti sugli stream segnalati come fraudolenti. TIDAL etichetta i brani che identifica come interamente artificiali, permette agli ascoltatori di disattivarli e li esclude dalla distribuzione dei diritti.
Il contesto del settore è chiaro. A luglio, RIAA e IFPI avevano proposto due etichette volontarie per le piattaforme di streaming: “AI-generated” per i brani costruiti interamente dall’AI o con voce principale o strumentazione prodotta da un modello, e “AI-assisted” per quelli prevalentemente umani con alcune componenti artificiali. La proposta di YouTube segue una logica simile ma con tre livelli, e si affianca ai piani di Apple Music, che prevede di introdurre un’etichetta “Made With AI” entro la fine dell’anno. Spotify già usa filtri propri.
La strada che YouTube ha scelto — trasparenza senza restrizioni economiche — riflette anche la sua posizione di piattaforma aperta, dove convivono cataloghi di major e contenuti caricati da singoli utenti. Vietare la monetizzazione dei brani AI significherebbe gestire un volume di contenuti molto più ampio e variegato rispetto a un servizio musicale puro. La scommessa è che l’etichetta basti agli ascoltatori per fare le proprie scelte. Se questa fiducia sia ben riposta, dipende da quanti di quegli ascoltatori la noteranno davvero.
