La Cina vuole trasformare i video generati dall’intelligenza artificiale da esperimento tecnologico a nuova industria culturale. La corsa coinvolge studi cinematografici, piattaforme digitali, startup e amministrazioni locali, che offrono incentivi, spazi agevolati e potenza di calcolo. Il fenomeno emerge nei microdrama, serie brevi pensate per smartphone, ma comincia a interessare anche il cinema. Secondo Reuters, il numero di città che cercano di attirare produttori e imprese specializzate è aumentato rapidamente. Zhu Zhili, filmmaker e responsabile del dipartimento AIGC di China Wit Media a Shenzhen, ha raccontato all’agenzia di ricevere proposte quotidiane da città grandi e piccole. È un segnale dell’ingresso dell’AI video nelle strategie industriali.
Il principale motore della trasformazione è il costo. Nei primi sei mesi del 2026, secondo i dati citati da Reuters, il prezzo per produrre un minuto di un breve drama realizzato con AI è sceso da circa 5.000 yuan, poco meno di 750 dollari, a poche centinaia. Pan Xiaojun, studente di regia a Hainan, ha spiegato a Reuters che una scena di matrimonio gli sarebbe costata circa 60.000 yuan con una produzione tradizionale, mentre con l’AI è riuscito a realizzarla per circa 1.400 yuan. Produrre un film, però, non è diventato gratuito. Restano necessarie sceneggiatura, regia, montaggio, infrastrutture e competenze. Ma l’AI riduce il costo di alcune fasi e apre progetti prima troppo costosi.
Pechino sta accompagnando la trasformazione con una politica industriale precisa. Le nuove misure approvate dalla municipalità per il periodo 2026-2029 prevedono un sostegno fino a 3 milioni di yuan per singolo progetto nel settore audiovisivo. I finanziamenti riguardano modelli generativi, produzione, doppiaggio, montaggio, effetti visivi e copyright. Il documento ufficiale stabilisce inoltre che i progetti debbano utilizzare dati provenienti da fonti legittime e rispettare la proprietà intellettuale. Anche Shanghai, Shenzhen e Hainan stanno offrendo agevolazioni e accesso alla capacità di calcolo. L’obiettivo è costruire un ecosistema completo.
La velocità della crescita porta però un problema economico. Se produrre contenuti costa sempre meno, l’offerta può crescere molto più rapidamente della domanda. Nel primo semestre del 2026 sono stati lanciati su Douyin, la versione cinese di TikTok, circa 221.900 nuovi show realizzati con AI. Solo 1.055 hanno superato i 100 milioni di visualizzazioni. La tecnologia ha quindi reso più facile produrre video, ma non ha reso più facile conquistare l’attenzione del pubblico. Il valore si sposta quindi sulla qualità delle storie, sulla distribuzione e sulla capacità di emergere.
Il passaggio al cinema è ormai concreto. La National Film Administration ha autorizzato per le sale cinesi “Sanxingdui: Future Memories”, film di fantascienza di 90 minuti prodotto dal grande studio Bona Film Group con un forte ricorso alla generazione AI. L’uscita è prevista entro il 2026. Già nei primi mesi dell’anno, secondo Channel NewsAsia, oltre il 95 per cento dei nuovi microdrama cinesi era generato interamente con AI, rispetto a una quota vicina allo zero un anno prima. Il dato mostra la rapidità del cambiamento, ma non significa che il cinema umano stia per scomparire. L’AI viene spesso usata come strumento all’interno di produzioni ancora affidate a registi, attori e tecnici.
Restano le questioni più delicate, a partire dai diritti. Attori e doppiatori cinesi hanno espresso preoccupazione per l’uso delle loro sembianze e delle loro voci, mentre creatori e spettatori hanno segnalato casi di imitazione di personaggi o materiali altrui. Pechino richiede attenzione alla provenienza dei dati e alla proprietà intellettuale, mentre le regole sul copyright sono ancora in evoluzione. La Cina sta sperimentando un possibile nuovo modello produttivo per cinema e intrattenimento, ma il risultato non dipenderà soltanto dalla capacità di generare immagini.
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