Anthropic assume meno giovani, l’AI cambia le porte d’ingresso nel mondo del lavoro

Secondo un rapporto dell'azienda, dall’inizio del 2025 la quota di dipendenti junior nei reparti tecnici di Anthropic è scesa dal 21% al 14%

Lavoro 20 ott 2026

5 min.

Anthropic assume meno giovani, l’AI cambia le porte d’ingresso nel mondo del lavoro

L’intelligenza artificiale promette di aumentare la produttività, accelerare lo sviluppo di nuovi prodotti e rendere accessibili attività un tempo riservate a professionisti specializzati. Ma mentre le aziende sperimentano strumenti sempre più capaci, emerge una questione che riguarda soprattutto chi deve ancora entrare nel mondo del lavoro. Se l’AI può svolgere una parte delle mansioni affidate ai dipendenti junior, quali opportunità resteranno ai giovani per acquisire esperienza? A riportare il problema al centro del dibattito è Anthropic, l’azienda statunitense che sviluppa Claude, con uno studio pubblicato il 16 ottobre 2026 e dedicato ai cambiamenti avvenuti nella propria organizzazione. Il documento, firmato dai ricercatori Nathan Wilmers, Regina Catipon, Maxim Massenkoff e Peter McCrory, analizza dati interni sulle assunzioni, sull’utilizzo degli strumenti AI, sulla produttività e sulle attività quotidiane dei dipendenti. Il caso è significativo perché riguarda una società che ha integrato profondamente l’intelligenza artificiale nei propri processi, anche se non può essere considerato una fotografia dell’intero mercato del lavoro.

Il dato più evidente riguarda le nuove assunzioni tecniche. Secondo il rapporto, dall’inizio del 2025 la quota di dipendenti junior nei reparti tecnici di Anthropic è scesa dal 21% al 14%. Tra le nuove assunzioni tecniche, la riduzione è ancora più marcata, dal 27% al 9%. Si tratta di percentuali relative, che non indicano necessariamente una diminuzione del numero assoluto di giovani assunti. L’azienda, infatti, continua a crescere, ma le funzioni commerciali, finanziarie e di selezione del personale si stanno espandendo più rapidamente rispetto ai reparti tecnici. Allo stesso tempo, la quota complessiva dei dipendenti impiegati nelle funzioni tecniche è passata dal 61% al 56% nell’arco di un anno. Il cambiamento suggerisce che, almeno in questa organizzazione, l’espansione aziendale non si traduce automaticamente in una crescita proporzionale delle opportunità per i professionisti alle prime armi.

Una parte della spiegazione si trova nelle capacità raggiunte dagli strumenti AI. Claude può scrivere codice, individuare errori e automatizzare operazioni che prima richiedevano l’intervento diretto degli sviluppatori. Il rapporto descrive anche trasformazioni in altri settori. Un dipendente commerciale ha utilizzato l’AI per costruire una dashboard personalizzata e collegare diversi strumenti aziendali, mentre un recruiter l’ha impiegata per velocizzare la ricerca dei candidati e l’analisi delle candidature. Anche nell’area legale, l’automazione può aiutare a individuare rischi e preparare una prima revisione dei documenti. In questo modo, persone senza una formazione informatica avanzata possono realizzare attività che prima avrebbero richiesto il supporto di specialisti. Anthropic riferisce di aver registrato un aumento del codice prodotto per ingegnere, delle vendite concluse per rappresentante e dei contratti elaborati. Il rapporto precisa tuttavia che una maggiore quantità di lavoro prodotto non equivale necessariamente a una migliore qualità o a un maggiore valore economico. Inoltre, poiché l’adozione dell’AI non è stata sperimentata in condizioni controllate, non è possibile attribuire esclusivamente alla tecnologia tutti i miglioramenti osservati.

A cambiare non è soltanto la quantità di lavoro, ma anche il ruolo delle persone. Secondo Anthropic, nel marzo 2026 gli agenti AI avevano già superato le ore di lavoro complessivamente svolte dai dipendenti, mentre ad agosto le ore interattive degli agenti risultavano sei volte superiori a quelle umane. I sistemi possono eseguire numerose operazioni in parallelo, ma i risultati devono essere controllati, interpretati e coordinati. In un sondaggio interno condotto ad aprile, il 27% dei dipendenti ha indicato un aumento della produttività grazie a Claude, mentre il 20% ha descritto un cambiamento del proprio ruolo, passato dall’esecuzione diretta delle attività alla gestione degli agenti. Anche il tempo dedicato alle riunioni è aumentato del 20% rispetto all’anno precedente per il dipendente mediano. L’AI accelera l’esecuzione, ma rende ancora più importante il giudizio umano, soprattutto quando occorre verificare informazioni, stabilire priorità e assumersi la responsabilità delle decisioni. Per le aziende, la sfida diventa quindi organizzare il lavoro in modo da sfruttare l’automazione senza creare nuovi colli di bottiglia.

Il problema più delicato riguarda però la formazione delle nuove generazioni. In molti settori, le attività iniziali, anche quelle ripetitive, rappresentano una fase essenziale per imparare un mestiere. Scrivere codice semplice, correggere errori, preparare documenti e svolgere ricerche permette ai giovani di sviluppare gradualmente competenze e autonomia. Se queste mansioni vengono affidate ai sistemi AI, le imprese potrebbero avere meno incentivi ad assumere persone inesperte. Il rischio è un circolo difficile da interrompere: per ottenere un impiego si richiede esperienza, ma le occasioni per acquisirla diminuiscono. Anthropic afferma di aver introdotto un sistema di monitoraggio dei ruoli esposti ai cambiamenti e di privilegiare la ricollocazione interna dei dipendenti quando le mansioni evolvono. Resta però aperta la questione di come garantire nuove opportunità a chi deve ancora essere assunto. Le misure rivolte ai lavoratori già presenti in azienda non risolvono automaticamente il problema di chi cerca il primo impiego.

Il caso Anthropic va letto con cautela. Una singola azienda, particolarmente avanzata nell’adozione dell’AI, non basta a dimostrare che le stesse dinamiche si ripeteranno ovunque. L’automazione potrebbe anche favorire la nascita di nuove attività, sostenere la crescita delle imprese e liberare tempo per compiti che richiedono creatività, relazioni e capacità decisionali. Ma i benefici non sono automatici e dipendono dalle scelte organizzative, dagli investimenti nella formazione e dalle politiche del lavoro. La questione non è soltanto quanti posti l’AI potrà sostituire, ma anche quali percorsi consentiranno ai giovani di entrare nelle professioni e imparare sul campo. Se le aziende automatizzano le mansioni da cui si comincia una carriera, dovranno ripensare anche il modo in cui si costruiscono le competenze del futuro. Altrimenti, una tecnologia capace di rendere il lavoro più produttivo rischia di restringere proprio le opportunità necessarie a formare i professionisti di domani.

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