OpenAI licenzia i contractor che usavano AI per addestrare ChatGPT

OpenAI ha licenziato diversi contractor scoperti a usare strumenti di intelligenza artificiale per completare il lavoro di revisione dei dati di addestramento di ChatGPT. Il paradosso: l'azienda che promuove l'adozione dell'AI ovunque vieta ai propri lavoratori di usarla proprio dove conta di più.

ChatGPT - Lavoro 28 set 2026

2 min.

OpenAI licenzia i contractor che usavano AI per addestrare ChatGPT

OpenAI ha licenziato diversi contractor dopo aver scoperto che usavano strumenti di intelligenza artificiale per svolgere il lavoro di revisione dei dati di addestramento di ChatGPT. La notizia, riportata da 404 Media, mette in luce una contraddizione difficile da ignorare: l’azienda che più di ogni altra spinge le persone ad adottare l’AI nel lavoro quotidiano vieta esplicitamente ai propri lavoratori di farlo proprio nella fase più delicata del processo, quella in cui si costruisce la qualità del modello.

Il meccanismo è questo: OpenAI impiega migliaia di contractor, in larga parte tramite la società di staffing Mercor, con il compito di leggere prompt reali degli utenti e le risposte generate da ChatGPT, valutandone accuratezza, tono e comportamenti problematici. L’obiettivo è fornire un feedback autenticamente umano che orienti il perfezionamento del modello. Alcuni di questi lavoratori, però, hanno trovato più comodo girare le stesse domande a un altro sistema AI e usarne le risposte come proprie valutazioni. Il risultato è che dati generati da macchine sono finiti nel processo pensato per introdurre giudizio umano.

Il rischio che OpenAI vuole evitare ha un nome preciso: model collapse. È il fenomeno per cui un modello addestrato su testi prodotti da versioni precedenti di altri modelli AI tende progressivamente a peggiorare, perdendo varietà, precisione e coerenza con la realtà. Uno studio pubblicato su Nature nel 2024 aveva già documentato che “l’uso indiscriminato di contenuti generati da modelli causa difetti irreversibili nei modelli risultanti.” Per questo i contratti vietano non solo l’uso di altri sistemi AI, ma anche strumenti come Grammarly o software di traduzione automatica. I rilevatori di testi AI, invece, non sono considerati attendibili e non vengono usati.

Come si scopre chi ha barato? Secondo i documenti ottenuti da 404 Media, i supervisori cercano segnali stilistici tipici dei testi generati da macchine — punteggiatura insolita, strutture sintattiche ripetitive — e tempi di esecuzione sospettabilmente rapidi. Un contractor licenziato ha ricevuto una lettera di risoluzione del contratto che citava problemi con l'”autenticità” del lavoro. Un altro ha descritto la situazione così: usare l’AI è “praticamente l’unica cosa che ti fa cacciare immediatamente.” Nonostante questo, la pratica sembra diffusa. Nello stesso gruppo di migliaia di persone, diversi casi sono già stati scoperti e sanzionati.

C’è un’ironia strutturale in tutto questo. OpenAI promuove attivamente l’uso di ChatGPT sul posto di lavoro, lo vende come strumento per fare di più in meno tempo, costruisce intere campagne di comunicazione intorno all’idea che l’AI aumenti la produttività umana. Eppure, nell’unico contesto in cui la qualità dell’input umano è davvero non sostituibile, quella stessa logica diventa una minaccia. I contractor non sono lavoratori ideologicamente contrari all’AI: alcuni hanno ammesso di aver ceduto alla tentazione semplicemente perché il lavoro era ripetitivo e privo di soddisfazione. Il problema non è solo disciplinare.

La questione apre scenari concreti per il settore. Se la dipendenza dal feedback umano autentico rimane una condizione necessaria per evitare la degenerazione dei modelli, i laboratori di AI dovranno investire molto di più nel rendere quel lavoro verificabile, con sessioni presidiate, analisi stilometriche sistematiche e standard condivisi per segnalare contaminazioni nei dati di addestramento. Oggi non esiste nulla di simile a livello industriale. E OpenAI, su questo punto specifico, ha scelto il silenzio: nessun commento ufficiale sulla vicenda.


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