L’India lancia un’offensiva senza precedenti per diventare il nuovo centro globale dell’intelligenza artificiale. Il ministro delle finanze Nirmala Sitharaman ha annunciato domenica scorsa un’esenzione fiscale totale fino al 2047 per i fornitori di servizi cloud stranieri che gestiscono carichi di lavoro AI da data center situati in territorio indiano, purché i loro servizi siano venduti all’estero.
Si tratta di una mossa audace che punta a intercettare gli investimenti miliardari di giganti del tech, già fortemente concentrati sul mercato indiano, in un momento in cui la corsa alle infrastrutture per l’AI si fa sempre più serrata a livello mondiale. Oltre a questo, il provvedimento prevede che le vendite ai clienti indiani siano gestite tramite rivenditori con sede legale in India tassati a livello nazionale e una franchigia del 15% per gli operatori di data center indiani che forniscono servizi a entità straniere collegate.
L’incentivo arriva mentre i colossi statunitensi stanno già aumentando la loro presenza nel paese. Google ha promesso 15 miliardi di dollari per costruire un hub AI, Microsoft punta a investirne entro il 2029, mentre Amazon ha annunciato 35 miliardi aggiuntivi entro il 2030, portando il totale pianificato a 75 miliardi. Anche player locali come Digital Connexion (joint venture di Reliance Industries, Brookfield e Digital Realty Trust) hanno annunciato 11 miliardi per un campus da 1 gigawatt dedicato all’AI.
Tuttavia, le sfide non mancano. L’India deve fare i conti con carenze energetiche, alti costi dell’elettricità e scarsità d’acqua, tutti vincoli critici per i data center ad alta intensità energetica richiesti dall’AI. La capacità energetica dei data center indiani dovrebbe superare i 2 gigawatt entro il 2026 e raggiungere gli 8 gigawatt entro il 2030, ma restano dubbi sull’effettiva disponibilità di risorse.
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