Un’azienda canadese ha attivato il più grande cluster di calcolo mai lanciato nello spazio

La società ha messo in orbita 40 processori Nvidia Orin distribuiti su 10 satelliti, collegati tra loro da link laser

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Un’azienda canadese ha attivato il più grande cluster di calcolo mai lanciato nello spazio

Kepler Communications, azienda canadese specializzata nella creazione di infrastrutture di comunicazione e calcolo spaziale, ha attivato il più grande cluster di calcolo mai lanciato nello spazio: 40 processori Nvidia Orin distribuiti su 10 satelliti, collegati tra loro da link laser. Questo sistema, lanciato a gennaio 2026, rappresenta un salto tecnologico fondamentale per l’elaborazione dati direttamente in orbita, un progetto che può ridurre la dipendenza dai data center terrestri e abbattere i tempi di latenza.

La società, che conta già 18 clienti, ha annunciato una partnership con Sophia Space, startup specializzata in computer spaziali a raffreddamento passivo. Sophia testerà il proprio sistema operativo su sei GPU di Kepler, un test cruciale in vista del lancio del suo primo satellite nel 2027. Come ha spiegato il CEO di Kepler, Mina Mitry, l’obiettivo non è creare data center tradizionali, ma infrastrutture per applicazioni spaziali, come sensori avanzati per aziende private e agenzie governative.

Il calcolo orbitale promette di rivoluzionare settori come la difesa, il monitoraggio ambientale e l’intelligenza artificiale. Secondo Rob DeMillo, CEO di Sophia Space, i data center terrestri stanno affrontando restrizioni sempre più stringenti: “In alcune città non si possono più costruire data center. La soluzione potrebbe essere nello spazio”. Gli esperti, però, avvertono che nonostante i vantaggi, come l’assenza di vincoli energetici e la possibilità di sfruttare il raffreddamento passivo, le sfide tecniche ed economiche restano enormi. Il costo di lancio, attualmente intorno ai 1.000 dollari al chilo, dovrebbe scendere a 200 dollari per rendere sostenibili questi. Inoltre, eventi meteorologici spaziali estremi potrebbero mettere a rischio l’elettronica dei satelliti.

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