SpaceX costruirà in proprio le pale e le palette delle turbine a gas, i componenti più difficili da produrre e oggi tra i più scarsi sul mercato. Lo ha annunciato Elon Musk direttamente su X, spiegando che portare questa produzione all’interno dell’azienda potrebbe anticipare di fino a 18 mesi l’entrata in funzione di nuove turbine destinate ad alimentare i data center per l’intelligenza artificiale.
Il collo di bottiglia è reale e documentato. GE Vernova, il maggiore produttore mondiale di turbine a gas, ha la capacità produttiva sostanzialmente esaurita fino al 2030. La domanda di elettricità da parte dei data center AI è cresciuta a un ritmo che nessun fornitore tradizionale riesce ad assorbire, e il problema non riguarda solo SpaceX. Amazon, Microsoft, Meta e OpenAI si sono tutte rivolte al gas naturale come fonte rapida di energia continua, acuendo la corsa alle turbine disponibili. Il data center Hyperion di Meta in Louisiana richiederà da solo dieci nuovi impianti a gas. Alcune aziende aerospaziali stanno persino studiando la conversione di motori jet in generatori per data center.
Il problema tecnico specifico è la fusione delle pale e delle palette, le parti metalliche di precisione che ruotano all’interno della turbina ad altissime temperature e sotto sollecitazioni estreme. SpaceX ha già esperienza nella fusione di componenti metallici complessi per i razzi: è questa competenza che Musk intende trasferire alla produzione di turbine. La fonderia sarà sviluppata a Bastrop, Texas, vicino al sito di test dei razzi Starship. Secondo fonti di settore, il progetto necessita ancora di permessi e personale specializzato, e la produzione vera e propria è a anni di distanza.
SpaceX si è già mossa in anticipo rispetto ai concorrenti sul fronte energetico. Ha utilizzato turbine a gas mobili per alimentare i suoi data center Colossus in Mississippi e Tennessee, portandoli online in tempi record. Musk avrebbe acquistato in modo riservato una flotta di generatori mobili a gas e diesel per circa un miliardo di dollari. Nel secondo trimestre del 2026, SpaceX ha speso circa 16 miliardi di dollari in infrastrutture AI. Numeri che spiegano l’urgenza di garantirsi una filiera energetica indipendente.
La strategia di Musk non abbandona le rinnovabili. SpaceX e Tesla puntano a costruire 100 gigawatt l’anno di capacità solare nel più breve tempo possibile. Il gas naturale, nelle sue parole, servirà a “integrare e innescare il solare per diversi anni”. È una logica di transizione, non di alternativa permanente. Tesla Energy, con i suoi sistemi di accumulo e generazione, potrebbe uscire rafforzata dall’intera operazione se la domanda di elettricità continua a crescere al ritmo attuale.
Se la fonderia di Bastrop raggiungerà la produzione su scala, SpaceX potrebbe diventare un fornitore di componenti per turbine a gas non solo per uso interno, riducendo la dipendenza da terzi e potenzialmente offrendo capacità al mercato. È uno scenario ancora da dimostrare: produrre pale per turbine richiede decenni di perfezionamento dei processi, e i produttori affermati hanno un vantaggio che non si colma in pochi mesi. Ma se c’è un’azienda abituata a internalizzare produzioni che tutti ritenevano impossibili da gestire autonomamente, quella è SpaceX.
