ChatGPT, Claude e Grok hanno avuto un blackout simultaneo: cosa è successo il 3 settembre?

La versione ufficiale delle aziende è che si è trattato di tre problemi diversi e slegati tra loro, ma è difficile da credere

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ChatGPT, Claude e Grok hanno avuto un blackout simultaneo: cosa è successo il 3 settembre?

Il 3 settembre 2026 tre dei principali chatbot AI al mondo hanno smesso di rispondere quasi nello stesso momento. ChatGPT, Claude e Grok sono rimasti inutilizzabili in contemporanea per circa 93 minuti, un evento raro per servizi gestiti da aziende concorrenti, con infrastrutture separate e (almeno sulla carta) nessun guasto comune dichiarato.

Anche Google Gemini ha registrato un’impennata di segnalazioni di malfunzionamento nello stesso arco di tempo, ma Google non ha mai confermato un’interruzione vera e propria del servizio. Tra i danni collaterali anche Cursor, l’editor di codice basato su AI, che dipendendo sia da Grok sia da Claude per alcune funzioni ha subito rallentamenti a catena.

Una cronologia con più versioni

Ricostruire l’orario esatto non è semplice perché le fonti divergono. Alcuni resoconti parlano di un disservizio durato 93 minuti; altri collocano l’inizio del recupero intorno alle 8:49 ora del Pacifico e il ripristino completo solo alle 12:38, quindi quasi quattro ore dopo il primo segnale di crisi. Grok, in particolare, avrebbe avuto il disservizio più lungo in assoluto: tre ore e 37 minuti.

Possibile che dietro un evento simile si siano nascosti tre guasti distinti, partiti in momenti vicini ma non identici? In effetti le comunicazioni sono arrivate con tempistiche e livelli di dettaglio diversi da azienda ad azienda.

Tre aziende, tre versioni

Nessuna delle tre società ha collegato il proprio disservizio a quello delle altre. Ognuna ha indicato una causa tecnica distinta:

OpenAI ha parlato genericamente di un errore di instradamento (routing) che ha reso irraggiungibili ChatGPT e Codex. Anthropic ha attribuito lo stop di Claude, inclusi i modelli Opus 4.8 e Opus 5, a “problemi infrastrutturali“, senza scendere nei dettagli. xAI è stata la più specifica: ha indicato un’interruzione al proprio centro di calcolo di Memphis, in Tennessee, e si è scusata pubblicamente con i “partner di calcolo” coinvolti.

L’ipotesi Azure

Nelle prime ore dopo il blackout, diverse testate hanno notato che tutti e tre i servizi si appoggiano, almeno in parte, all’infrastruttura cloud di Microsoft Azure, che a sua volta stava segnalando problemi propri in quelle stesse ore. L’ipotesi più immediata è stata quindi che un guasto Azure avesse trascinato con sé i tre chatbot.

Microsoft ha smentito questa ricostruzione, dichiarando di non essere all’origine dei disservizi lato AI. Non c’è modo di smentirla: la sola coincidenza temporale, hanno fatto notare diverse analisi tecniche, non basta a dimostrare una causa comune. Tre grandi provider possono dunque guastarsi nello stesso pomeriggio per ragioni completamente scollegate tra loro, senza che questo implichi un singolo punto di rottura identificabile (e condividendo in parte gli stessi fornitori di base?) Le spiegazioni ufficiali propenderebbero per il sì. Allo stato attuale, la causa “ombrello” resta non dimostrata ma lo scetticismo è comprensibile.

La teoria del ‘carico spostato’

Sul web, in particolare su Reddit, si susseguono varie teorie per spiegare l’episodio. Tra queste ce n’è una soprannominata ‘del carico spostato’, secondo cui la causa sarebbe un effetto domino generato non da un guasto infrastrutturale condiviso, ma dal comportamento degli utenti e dei sistemi automatici nel momento stesso del primo blackout.

Il meccanismo ipotizzato è semplice: quando un servizio si interrompe, chi lo usa (persone ma anche software) si sposta sui concorrenti ancora attivi. Un flusso di richieste improvviso e non previsto dal dimensionamento ordinario dei server può saturare i sistemi di ingresso del secondo provider e farlo cadere a sua volta, anche se la sua infrastruttura di base non aveva alcun problema.

Alcune ricostruzioni circolate online forniscono una sequenza precisa a sostegno della teoria: Claude sarebbe caduto per primo, Grok quasi in contemporanea, ChatGPT solo un’ora più tardi.

Il punto debole della teoria risiede nel secondo anello della catena. Se il meccanismo fosse davvero un travaso di utenti, ci si aspetterebbe che Grok cadesse con un certo ritardo rispetto a Claude. Invece si sono fermati quasi nello stesso istante. La teoria spieghi al massimo il terzo dominio caduto, ChatGPT, ma non il secondo. Il dibattito è ancora aperto.


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