Regno Unito, governo al bivio: preservare la legge sul copyright o attrarre i giganti del Tech?

Un rapporto del Comitato per le comunicazioni e il digitale della Camera dei Lord britannica incalza il governo sottolineando la necessità di tutelare l'industria creativa del paese

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Regno Unito, governo al bivio: preservare la legge sul copyright o attrarre i giganti del Tech?

Il Regno Unito si trova a un bivio: diventare leader mondiale nello sviluppo di un’intelligenza artificiale responsabile e rispettosa del diritto d’autore, oppure scivolare verso un’accettazione tacita dell’uso massiccio di contenuti creativi non autorizzati, con benefici che finirebbero quasi esclusivamente nelle mani di poche grandi aziende tecnologiche statunitensi. È questo lo scenario tracciato dal Comitato per le Comunicazioni e il Digitale della Camera dei Lord britannica, che il 6 marzo ha pubblicato un rapporto di 180 pagine sul rapporto fra AI e diritto d’autore.

Il documento sottolinea che le industrie creative contribuiscono per 124 miliardi di sterline al PIL britannico e danno lavoro a 2,4 milioni di persone, contro i soli 12 miliardi e 86.000 occupati del settore AI. Numeri che, secondo i Lord, rendono inaccettabile qualsiasi riforma che indebolisca le tutele esistenti sul copyright. Il comitato chiede quindi di adottare un regime “licensing-first”, cioè orientato sulle licenze. In questo modo nessun modello di AI potrà allenarsi su opere protette senza prima ottenere una licenza e pagare i creatori. Tra le raccomandazioni figura anche l’obbligo legale di trasparenza sui dati di addestramento, e protezioni contro le imitazioni digitali non autorizzate.

La presidente del comitato, Baroness Keeley, è stata netta: “Svuotare il nostro regime di copyright per attirare i grandi colossi tecnologici statunitensi è una corsa al ribasso che non serve gli interessi del Regno Unito. Non dovremmo sacrificare le nostre industrie creative per un’AI tutta promesse e nessuna certezza”. Il governo britannico dovrà ora pubblicare la propria risposta definitiva entro il 18 marzo 2026.

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