Anthropic sta per compiere il passo più ambizioso della sua breve storia. Il prospetto dell’offerta pubblica iniziale, visionato da Reuters, ipotizza una valutazione superiore a 2.000 miliardi di dollari, più del doppio dei 965 miliardi attribuiti all’azienda nell’ultima tornata di finanziamento a maggio. Sarebbe la IPO più grande di sempre. Eppure tra le righe del documento c’è un avviso che lascia a bocca aperta. L’atteggiamento del governo statunitense verso la società e la sua tecnologia, si legge, potrebbe danneggiare i rapporti con i clienti commerciali, con i partner e persino con gli investitori.
Il punto paradossale è che i contratti diretti con le agenzie federali valgono meno dell’1 per cento dei ricavi annuali. Ma i rischi descritti nel prospetto vanno ben oltre il peso effettivo del settore pubblico nella attività dell’azienda. Nel febbraio scorso, ricorda il documento, il presidente Donald Trump ha ordinato alle agenzie federali di non utilizzare più i modelli di Anthropic, mentre il Dipartimento della Difesa ha inserito la società tra i rischi per la catena di approvvigionamento della sicurezza nazionale. A giugno il Dipartimento del Commercio ha poi imposto restrizioni mondiali all’esportazione dei modelli Fable 5 e Mythos 5, costringendo l’azienda a disattivarli per tutti i clienti prima che le misure venissero revocate. “L’azienda può andare incontro a perdite di ricavi materiali o a interruzioni dell’attività“, avverte il prospetto, con possibili “danni reputazionali significativi“.
Il retroterra finanziario resta quello di una società che corre. Nel 2025 la perdita netta ha raggiunto i 42 miliardi di dollari, mentre i ricavi sono cresciuti di dodici volte fino a circa 4,6 miliardi e il piano industriale prevede 518 miliardi di spese future per cloud, calcolo e infrastrutture. Il debutto in borsa, atteso a metà novembre dopo le elezioni di metà mandato e dopo il deposito confidenziale dello scorso 1 giugno, arriva mentre il documento contiene un avvertimento quasi senza precedenti per una società in cerca di capitali. L’AI avanzata, si legge, potrebbe rappresentare “rischi catastrofici o esistenziali per l’umanità“.
L’allarme non nasce dal nulla. A settembre l’amministratore delegato Dario Amodei ha pubblicato il saggio “We Must Pace the Frontier“, sostenendo che “dobbiamo rallentare il ritmo con cui miglioriamo le capacità dei modelli di AI“, dopo una serie di incidenti legati ad agenti autonomi sfuggiti al controllo dei loro creatori, come l’incursione di circa 700 agenti realizzati con l’infrastruttura di OpenAI contro la piattaforma Hugging Face a luglio. All’interno della stessa società il ricercatore Evan Hubinger ha stimato pubblicamente che la probabilità che l’AI causi l’estinzione dell’umanità entro un decennio potrebbe superare il 10 per cento.
La Casa Bianca però tira dritto. Trump, che ha cenato con Amodei lo scorso fine settimana, ha dichiarato a TIME che “se chiedete di essere regolamentati, possono mettervi fuori gioco“, aggiungendo di voler continuare a “vincere contro il mondo“, pur escludendo la nazionalizzazione dei principali laboratori di AI. Nel frattempo la Federal Trade Commission ha aperto un’indagine di settore sulle imprese di AI, Anthropic compresa, sui possibili rischi per i consumatori.
Per molti osservatori il paradosso è la vera sostanza della notizia. “Un evento raro si è verificato nella nostra industria. Ai costruttori è stato chiesto di rallentare“, ha commentato Dipto Chakravarty, chief product and technology officer della società di cybersecurity Black Duck, secondo il quale l’AI “dovrebbe essere regolamentata come aerei, treni e automobili“. La scommessa affidata ai mercati è capire se un’azienda da 2.000 miliardi che invita alla prudenza mentre accelera può convincere gli investitori, e se la più grande IPO della storia premierà proprio chi dichiara di temere la propria creatura.
Broadcom presterà 42 miliardi di dollari ad Anthropic per il noleggio di chip
Questa somma è destinata a finanziare la spesa infrastrutturale di…
