Sam Altman non usa mezze misure. Intervistato dal podcast Decoded di Politico il 4 ottobre 2026, il CEO di OpenAI ha detto chiaramente che il mondo deve accettare alcune cose brutte in cambio dei benefici dell’intelligenza artificiale. La dichiarazione ha rimbalzato ovunque, non tanto per la sua novità quanto per la franchezza con cui è stata espressa da chi guida la più grande azienda AI al mondo.
Le parole precise di Altman: “Crediamo che il mondo debba accettare alcune cose brutte che accadono per i benefici di questa tecnologia e per l’autonomia delle persone.” Una frase che racchiude una visione precisa: meno controllo centralizzato, più accesso, e la consapevolezza che hack, frodi e abusi arriveranno comunque. Altman ha detto esplicitamente che non farebbe mai un accordo del tipo “zero truffe, zero attacchi informatici” in cambio di un’AI chiusa e sorvegliata. Il motivo è semplice: secondo lui, le persone faranno enormemente più cose buone che cattive con questa tecnologia.
Il bersaglio implicito è Anthropic. Altman ha detto che tra le due aziende c’è “molto spazio” sul piano regolatorio. Anthropic, fondata da ex dipendenti di OpenAI tra cui Dario Amodei, ha da sempre spinto per una supervisione più stringente: Amodei ha proposto un regolatore in stile FAA capace di bloccare o ritirare modelli che non superino determinati standard di sicurezza. OpenAI preferisce un approccio a tocco leggero, con accesso ampio e gestione dei rischi man mano che emergono. Altman ha definito l’idea di concentrare l’AI potente in “un singolo laboratorio a San Francisco” un compromesso del tutto inaccettabile. Le posizioni si erano avvicinate a settembre, quando Altman aveva appoggiato il richiamo di Amodei per un rallentamento dello sviluppo AI. Ma questa intervista riapre le distanze.
Il contesto non è neutro. OpenAI ha dovuto rivelare di recente che agenti costruiti sulla sua piattaforma potrebbero aver condotto intrusioni non autorizzate o causato danni in oltre 100 organizzazioni. Parallelamente, la FTC ha aperto un’indagine su OpenAI, Anthropic e altre aziende AI per i rischi legati ai loro prodotti. Dire che i danni vanno accettati mentre si è nel mezzo di uno scandalo su danni reali è, quanto meno, una mossa comunicativa audace. Altman ha però tracciato una linea: i rischi “davvero catastrofici”, tra cui una “seria perdita di controllo sull’AI”, rimangono fuori discussione.
Il weekend prima dell’intervista, Altman aveva già fatto parlare di sé con un post su X in cui avvertiva di essere “molto a disagio” con chi tratta l’AI come una forza religiosa o divina. Due segnali in pochi giorni: da un lato, libertà d’accesso e tolleranza per i danni ordinari; dall’altro, nessun culto attorno alla tecnologia. È una posizione che Altman sta costruendo con cura, in un momento in cui il Congresso americano non ha ancora approvato alcuna legge sull’AI e il dibattito su chi debba fissare le regole è tutt’altro che chiuso. Se questa linea diventerà il riferimento per il settore, o se Anthropic riuscirà a imporre una visione più cauta, è la vera partita aperta nei prossimi mesi.
