Tre americani su quattro non vogliono un data center vicino a casa. Lo dice un sondaggio di Heatmap Pro condotto da Embold Research: il 75% si dichiara contrario a un nuovo impianto nella propria zona, e oltre sei su dieci in modo deciso. Wired ha dedicato un’analisi al movimento che sta nascendo negli Stati Uniti e a ciò che può imparare da chi, all’estero, vive accanto a queste strutture da più tempo.
I numeri parlano di una svolta rapida. Secondo Heatmap, la stessa domanda posta quattro volte in dodici mesi, senza cambiare la formulazione, ha registrato uno spostamento di 33 punti contro i data center. Chi li sosterrebbe con convinzione è oggi il 4%, contro il 13% di agosto scorso. Il sondaggio dell’Annenberg Public Policy Center dell’Università della Pennsylvania segna il 61% di contrari, 12 punti in più rispetto a primavera. Le percentuali cambiano da un istituto all’altro, la direzione è la stessa.
L’opposizione attraversa gli schieramenti. Per Annenberg è contrario il 69% dei democratici, il 54% dei repubblicani e il 53% degli indipendenti. Il dato più alto riguarda gli under 30, al 70%. Sul terreno, il Data Center Opposition Report stima circa 640.000 persone attive nel movimento e 220 nuovi gruppi nati tra giugno e agosto. Il 18 luglio si sono tenute 142 proteste in 42 stati.
Le conseguenze si vedono nei cantieri. Secondo una ricostruzione di Better Future Media, le comunità locali hanno bloccato o rallentato progetti per 130 miliardi di dollari nel primo trimestre del 2026. Tulsa, Birmingham e New Orleans hanno ottenuto moratorie temporanee. New York e Texas hanno sospeso il rilascio dei permessi per i grandi impianti. In Arizona, a Goodyear e Buckeye, uno sviluppo da 14 miliardi di dollari firmato Tract è stato ritirato dopo il no al cambio di destinazione d’uso dei terreni.
Le ragioni sono concrete: consumo d’acqua, inquinamento, rumore, pressione sulla rete elettrica, bollette in aumento e calo del valore degli immobili. Gli studiosi di movimenti sociali notano che, a differenza del clima, qui i danni percepiti sono tangibili e locali, e questo spiega la velocità della mobilitazione. In Pennsylvania un’attivista con diciannove anni di campagne contro il fracking dice di non aver mai visto una reazione così unanime. La spinta è arrivata dopo ChatGPT: dalla fine del 2022 l’IA generativa ha reso evidente che serviranno molti più impianti, e le comunità già toccate dalle prime strutture lo sapevano da prima.
Il tema è entrato nella campagna per le elezioni di metà mandato, e i candidati dei due partiti cercano di intercettarlo. Per aziende come OpenAI, Oracle e xAI, che hanno progetti in corso a Memphis, in Michigan e altrove, la partita dei permessi diventa un costo da mettere in conto accanto a chip ed elettricità. Chi riuscirà a negoziare con i territori, offrendo garanzie su acqua ed energia, avrà meno cantieri fermi.
