Wall Street ha vissuto giovedì la sua peggiore seduta da aprile 2025, e la colpa, paradossalmente, è di un voto. Due giorni dopo la netta vittoria democratica nelle elezioni di metà mandato, il Nasdaq Composite ha chiuso con un ribasso del 5,5%, entrando ufficialmente in territorio di correzione, cioè un calo di almeno il 10% dal massimo. L’S&P 500 ha perso il 4,4% e il Dow Jones il 3,4%, con un calo in seduta che ha superato i 1.800 punti. In tutto, secondo le stime di Reuters, le società quotate hanno visto evaporare circa 2.900 miliardi di dollari di valore in una sola giornata di trading. Una doccia fredda che pochi, fino a due giorni prima, avevano davvero messo in conto.
Il fattore scatenante non sono stati i bilanci delle aziende, ma la politica. Centinaia di candidati democratici eletti martedì, tra governatori, procuratori generali e parlamentari, hanno promesso in campagna elettorale di frenare la costruzione dei data center per l’intelligenza artificiale, che consumano quantità enormi di acqua ed energia. La vittoria democratica ha riguardato proprio alcuni degli stati chiave del settore, come Texas, Ohio, Michigan e Georgia, tutti grandi poli di infrastrutture AI. Gli investitori temono ora che il nuovo Congresso, che si insedia a gennaio, possa tradurre quelle promesse in una stretta regolamentare su un’industria che fin qui è stata il principale motore della crescita economica statunitense.
Mercoledì i mercati avevano aperto in rialzo, sollevati dalla rapidità con cui i risultati erano arrivati e dall’assenza di contestazioni. Giovedì è arrivata la resa dei conti, e con essa una delle peggiori giornate per i titoli chip da almeno cinque anni. Tesla e SpaceX sono scese di quasi il 10 per cento, penalizzate anche dal timore che le aziende di Elon Musk, che aveva speso centinaia di milioni per sostenere i repubblicani, finiscano sotto i riflettori delle commissioni democratiche. Il presidente Donald Trump ha reagito incolpando pubblicamente i democratici per il crollo, in un clima politico sempre più teso e polarizzato.
Il verdetto dei mercati aveva però un precedente. Il noto stratega di mercato Ed Yardeni, fondatore della Yardeni Research, aveva avvertito già alla vigilia del voto che un “tsunami blu” sarebbe stato “una doccia fredda per le azioni“, spiegando che un Congresso democratico potrebbe complicare le trattative su spesa pubblica e debito, spingendo al rialzo i rendimenti dei Treasury. Una previsione centrata, anche se il rischio che pesa di più sugli investitori è un altro. “Di solito al mercato piace il dividendo di potere“, aveva osservato Yardeni, ma questa volta “parliamo di un partitismo molto più intenso“.
Il contagio si è esteso rapidamente oltre i confini degli USA. Venerdì il Nikkei giapponese è sceso fino al 7 per cento, tornando poi verso il -6, mentre a Seoul l’apertura al -8,5 per cento ha fatto scattare la sospensione automatica delle contrattazioni per venti minuti. Anche Taiwan e la Corea del Sud hanno perso oltre l’8 per cento in seduta, prima di un parziale recupero. Le borse europee hanno aperto in calo, con Milano partita a -1,5 per cento, mentre il settore guarda ora con apprensione al dato sull’occupazione americana, primo test della tenuta del mercato dopo lo shock politico.
Resta da capire se si tratti di un episodio transitorio o dell’inizio di una rivalutazione più profonda. Il Nasdaq conserva comunque un guadagno superiore al 30 per cento rispetto alle presidenziali del 2024, e il dubbio che accomuna analisti e fondi è lo stesso di mesi. Il boom dell’AI è stato costruito su centinaia di miliardi di dollari investiti in chip, server e capannoni pieni di calcolatori, e gli azionisti aspettano ancora di capire quando quei soldi torneranno. Se la politica dovesse rallentare la costruzione delle infrastrutture, la risposta rischia di arrivare più tardi, e questa è forse la preoccupazione più seria di tutte.
USA, sui data center la stragrande maggioranza degli elettori ha votato per delle limitazioni
Il fronte del rifiuto è trasversale, sia nelle città repubblicane…
