Lo scetticismo sull’IPO di Anthropic: gli investitori hanno dubbi sulla valutazione di 1.500 miliardi di dollari

Alcuni investitori ritengono che la valutazione di 1.500 miliardi di dollari discussa nelle ultime settimane sarà difficile da raggiungere dopo il brusco ribasso dei mercati tecnologici

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Lo scetticismo sull’IPO di Anthropic: gli investitori hanno dubbi sulla valutazione di 1.500 miliardi di dollari

Il debutto in Borsa più atteso dell’anno rischia di trasformarsi in un banco di prova per l’intero settore dell’intelligenza artificiale. Secondo quanto riportato dal Wall Street Journal, tre grandi investitori che intendevano partecipare all’IPO di Anthropic ritengono che la valutazione di 1.500 miliardi di dollari discussa nelle ultime settimane sarà difficile da raggiungere dopo il brusco ribasso dei mercati tecnologici. Uno di loro ha indicato in circa 1.000 miliardi una cifra più realistica, mentre un secondo non ha escluso che la società possa rimandare l’offerta in attesa di condizioni più favorevoli.

L’operazione era destinata a entrare nella storia. Anthropic, la società di San Francisco che sviluppa i modelli AI della famiglia Claude, puntava a quotarsi nella settimana del 16 novembre raccogliendo fino a 100 miliardi di dollari, un importo che avrebbe superato il record fissato a giugno dall’IPO di SpaceX, chiusa con una raccolta di 86 miliardi. Le stime sulla valutazione erano già scese dai 2.000 miliardi ipotizzati in autunno ai 1.500 miliardi emersi dopo la presentazione dei conti del terzo trimestre, quando la crescita dei ricavi ha mostrato segni di rallentamento, passando dal 145% al 45% su base trimestrale. A pesare oggi c’è anche il contesto politico, con le midterm statunitensi che hanno portato al Congresso un blocco di scettici sull’AI e approvato moratorie sullo sviluppo dei data center.

Il temporale è arrivato nel momento peggiore. Giovedì le società del Nasdaq hanno perso 2.500 miliardi di dollari di capitalizzazione in una sola giornata, il peggior ribasso da aprile 2025, mentre gli investitori disfacevano le loro posizioni sui titoli legati all’AI. Come ha spiegato a Reuters Rick Meckler, partner di Cherry Lane Investments, “non è che queste aziende non faranno parte del futuro. Si quoteranno, e gli investitori continueranno a essere molto interessati. Le valutazioni sono salite a lungo nel mercato privato, e probabilmente vedremo qualche passo indietro“. Anche Reuters, citando quattro persone informate, ha riferito che i potenziali sottoscrittori dubitano che il roadshow possa partire la settimana prossima come previsto, e chiedono un prezzo più aggressivo prima di impegnare capitali.

I numeri dell’azienda spiegano in parte la prudenza. Il prospetto depositato alla SEC mostra ricavi per 33,2 miliardi di dollari nei primi nove mesi del 2026, con una perdita operativa di 1,3 miliardi, ma anche impegni di acquisto per circa 895 miliardi di dollari legati alla potenza di calcolo, di cui fino a 150 miliardi verso Google e 110 verso Amazon. Gli analisti più severi evidenziano che a una valutazione di 1.500 miliardi gli investitori pagherebbero oltre 40 dollari per ogni dollaro di ricavi, un multiplo toccato da appena 14 delle 4.110 IPO registrate tra il 1980 e il 2024 secondo lo studio di Jay Ritter, direttore dell’IPO Initiative dell’Università della Florida. Per giustificare quella cifra, ha spiegato Ritter a Fortune, servirebbe un percorso verso utili annuali di almeno 100 miliardi, un livello raggiunto nella storia solo da poche aziende come Apple, Microsoft, Alphabet e Nvidia.

Anche Aswath Damodaran, professore di finanza alla Stern School of Business di New York e noto come “saggio della valutazione“, ha stimato un valore intrinseco di circa 1.475 miliardi, al limite inferiore della forchetta ambita dalla società, ipotizzando ricavi di 1.000 miliardi entro il 2036. Il coinvolgimento di Google, Amazon e Nvidia come partner e azionisti rende però l’operazione troppo grande per fallire in silenzio. Un rinvio o una riduzione dell’offerta, ipotizzata intorno a 80 miliardi di dollari, rimbalzerebbe sull’intero comparto, mentre la rivale OpenAI ha già rinviato il proprio debutto al prossimo anno e ha raccolto finora solo 11 dei 30 miliardi previsti.

Nei prossimi giorni gli esecutivi di Anthropic e i loro consulenti si incontreranno per decidere se procedere, tagliare le ambizioni o attendere mercati più tranquilli. Molti osservatori restano convinti che la domanda al dettaglio possa comunque sostenere il debutto, come accaduto a SpaceX. Gli investitori istituzionali appena scottati dal ribasso sono però un pubblico più difficile da convincere, e il dato sui ricavi di ottobre, lasciato in bianco nell’ultimo aggiornamento del prospetto, potrebbe diventare la prova che decide le sorti dell’IPO più grande di sempre.

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