Nel 2025 l’attività dei bot basati sull’intelligenza artificiale è esplosa, aumentando del 300%, con il settore editoriale che si trova nel mirino di questa crescita esponenziale. I siti di informazione rappresentano infatti il 13% di tutto il traffico generato da questi software automatizzati che prelevano informazioni e contenuti già scritti su siti web di informazione di testate giornalistiche per una quota che copre il 40% delle loro attività complessive.
È quanto emerge dal nuovo rapporto State of the Internet della società tecnologica Akamai, che monitora una quota significativa del traffico globale sul web. Tra i principali responsabili spicca OpenAI, che genera da sola il volume più alto di traffico bot diretto verso i media, con le testate editoriali che rappresentano il 40% di tutte le sue richieste automatizzate. Contemporaneamente i chabot hanno fatto diminuire del 96% il traffico delle visite ai siti effettuate da fonti esterne.
Il meccanismo è semplice e devastante per chi produce contenuti. Le aziende tecnologiche impiegano due categorie di bot: i programmi per l’addestramento dei modelli linguistici, che costituiscono il 63% del totale, e i cosiddetti “fetcher”, ovvero software che prelevano contenuti in tempo reale per rispondere direttamente alle domande degli utenti. Sono questi ultimi a rappresentare la minaccia più immediata, fornendo risposte già elaborate tramite assistenti AI come ChatGPT o Gemini, eliminano di fatto la necessità per l’utente di visitare il sito originale.
Le conseguenze economiche per l’editoria sono pesanti. Patrick Sullivan, Chief Technology Officer per la Security Strategy di Akamai, ha dichiarato: “Il cambiamento radicale nel modo in cui le persone si informano sta avendo un impatto devastante sugli editori. I bot AI stanno erodendo i flussi di ricavo principali, pubblicità e abbonamenti, mentre fanno aumentare i costi infrastrutturali e riducono la visibilità dei brand”. Secondo il rapporto, quello dell’editoria è ormai una “crisi esistenziale”, dove gli utenti si rivolgono sempre più alle piattaforme AI per ottenere risposte immediate, scavalcando le fonti originali. Per far fronte al fenomeno, sta emergendo un modello “pay-per-crawl”, con strumenti come TollBit che puntano ad autenticare i bot e a far pagare l’accesso ai contenuti in tempo reale.
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