OpenAI ha annunciato la chiusura di Sora, la sua app di generazione video basata su intelligenza artificiale, dopo solo due anni dal lancio. Nonostante il successo iniziale e la partnership da un miliardo di dollari con Disney, l’azienda ha scelto di concentrarsi su progetti più strategici e redditizi. Le motivazioni ufficiali parlano di un “riorientamento delle risorse”, ma gli analisti sottolineano che Sora, pur rivoluzionaria, era troppo costosa da mantenere e poco allineata con la nuova direzione aziendale, ovvero il mercato enterprise.
La strategia di OpenAI si sta sempre più focalizzando sulle aziende, un segmento dove i contratti sono più stabili e i ricavi più prevedibili. L’obiettivo è raddoppiare il personale da 4.500 a 8.000 dipendenti entro il 2026, con un focus su ingegneria, ricerca e vendite, oltre all’introduzione di cosiddetti “ambasciatori tecnici” per supportare le imprese nell’adozione delle soluzioni AI. Questo piano riflette una trasformazione profonda che sta affrontando l’azienda, passando da laboratorio di ricerca a piattaforma integrata per il business, in grado di offrire non solo modelli avanzati, ma anche strumenti di automazione e governance per le grandi organizzazioni.
La mossa segna un cambio di passo nel settore. OpenAI non vuole più essere solo il creatore di ChatGPT, ma un partner strategico per le aziende, in grado di fornire infrastrutture AI complete e scalabili. La concorrenza con Anthropic e Google si gioca ormai sulla capacità di offrire soluzioni che coprono i processi lavorativi dall’inizio alla fine, e la chiusura di Sora è un segnale chiaro che spinge per un’innovazione deve tradursi in valore economico tangibile. Come ha dichiarato Fidji Simo, a capo delle applicazioni di OpenAI, “dobbiamo concentrarci sulla produttività commerciale”.
OpenAI stravolge i suoi piani e chiude Sora: costi elevati e troppa dispersione
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