La NHTSA ordina a Tesla di provare sotto giuramento che il Cybercab è legale

La NHTSA ha emesso un ordine formale imponendo a Tesla di dimostrare, sotto giuramento, che il Cybercab rispetta gli standard federali di sicurezza. Il robotaxi, privo di volante, pedali e specchi, è stato lanciato commercialmente ad Austin il 3 settembre 2026, ma la sua autocertificazione è sotto esame con una multa potenziale da 139 milioni di dollari.

Legal - Trasporti 22 set 2026

2 min.

La NHTSA ordina a Tesla di provare sotto giuramento che il Cybercab è legale

Tesla ha tempo fino al 30 settembre per rispondere a un ordine federale che potrebbe bloccare la vendita del suo robotaxi. Il 10 settembre la NHTSA — l’agenzia statunitense per la sicurezza stradale — ha emesso un “Special Order” che impone all’azienda di dimostrare, sotto giuramento, come il Cybercab rispetti gli standard federali di sicurezza. Un veicolo senza volante, senza pedali e senza specchi retrovisori. Mancato rispetto della scadenza: multa fino a 139 milioni di dollari. Dichiarazioni false: fino a 15 anni di carcere per un dirigente.

L’ordine segue di pochi giorni l’apertura, il 3 settembre, del servizio commerciale di corse a pagamento ad Austin, in Texas. La NHTSA aveva avviato un’indagine preliminare — chiamata “audit query” — poche ore dopo il lancio. Lo Special Order è un’escalation: non è una richiesta, è un obbligo legale. Il documento conta 21 quesiti dettagliati, firmati dal Chief Counsel dell’agenzia, ed è indirizzato direttamente al responsabile del contenzioso di Tesla e al suo legal counsel per gli affari regolatori.

Il nodo centrale è semplice. Gli standard federali FMVSS sono stati scritti assumendo la presenza di un guidatore umano. Richiedono, tra le altre cose, un freno azionabile a pedale — il codice parla esplicitamente di “foot control” — segnali di svolta controllati manualmente e specchi laterali. Il Cybercab non ha nulla di tutto questo. Tesla si è autocertificata conforme, sostenendo che certi standard semplicemente non si applicano a un veicolo a guida completamente autonoma. La NHTSA vuole sapere esattamente quali norme Tesla ha ritenuto non applicabili e su quale base giuridica.

C’è un altro aspetto che l’agenzia intende chiarire. Alcuni documenti per i soccorritori di prima risposta fanno riferimento a volanti e pedali installati temporaneamente su certi esemplari di Cybercab. La domanda è se Tesla abbia usato questi controlli fisici provvisori per superare la fase di certificazione, rimuovendoli poi prima della consegna. Se fosse così, violerebbe la norma del Safety Act che vieta di rendere inoperativo equipaggiamento di sicurezza già certificato.

Il confronto con Zoox, il robotaxi di Amazon, è istruttivo. Anche Zoox opera senza volante né pedali. Ma ha seguito un percorso diverso: ha prima ottenuto un’esenzione dimostrativa nel 2025, poi ha formalmente richiesto un’esenzione temporanea da otto standard FMVSS. A luglio 2026 la NHTSA le ha concesso il via libera per dispiegare fino a 2.500 robotaxi all’anno per due anni. Tesla ha saltato tutti questi passaggi, puntando tutto sull’autocertificazione e scommettendo che la propria interpretazione regge — o che Washington cambierà le regole prima che la questione diventi dirimente.

Non è una scommessa del tutto priva di senso. L’amministrazione Trump sta già riscrivendo alcune norme sulle auto a guida autonoma per eliminare quello che definisce “barriere inutili”. Il Dipartimento dei Trasporti ha proposto di aggiornare i requisiti sui freni per i veicoli progettati per essere guidati esclusivamente da un sistema automatizzato — ma la revisione non è ancora finalizzata. La NHTSA misura il Cybercab sugli standard attualmente in vigore, non su quelli futuri. Questo è il problema. Tesla gioca la partita su un campo le cui regole potrebbero cambiare, ma al momento esistono e sono vincolanti. Se l’agenzia conclude che l’autocertificazione era infondata, l’intera strategia commerciale del robotaxi — Musk ha promesso produzioni da milioni di unità — si inceppa prima ancora di partire davvero.


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