La Cina prima nel mercato dell’AI: maggiore tasso di utilizzo e costi più bassi per sfidare gli Stati Uniti

Il fattore economico è determinante molte imprese non cercano necessariamente il modello più potente disponibile, ma quello che offre il miglior rapporto tra qualità e costo

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La Cina prima nel mercato dell’AI: maggiore tasso di utilizzo e costi più bassi per sfidare gli Stati Uniti

Per nove settimane consecutive i modelli di intelligenza artificiale sviluppati in Cina hanno registrato il maggior numero di chiamate API a livello mondiale, superando quelli statunitensi. È il dato che emerge da diverse analisi di mercato pubblicate negli ultimi giorni e che fotografa un cambiamento significativo nell’equilibrio dell’industria dell’AI.

Le API rappresentano il principale canale attraverso cui aziende e sviluppatori integrano i modelli linguistici nelle proprie applicazioni come assistenti virtuali, software aziendali, strumenti di programmazione e piattaforme di analisi. A trainare questa crescita sono soprattutto i modelli di aziende come DeepSeek, Alibaba con la famiglia Qwen, MiniMax e altri laboratori cinesi, che stanno conquistando quote di mercato grazie a un mix di buone prestazioni, prezzi molto competitivi e una forte diffusione di modelli open source.

Il fattore economico sembra essere il vero elemento di rottura. Molte imprese, infatti, non cercano necessariamente il modello più potente disponibile, ma quello che offre il miglior rapporto tra qualità e costo. In numerosi casi i modelli cinesi riescono a garantire prestazioni vicine a quelle dei principali concorrenti statunitensi a costi decisamente inferiori, rendendo sostenibile un utilizzo su larga scala. La pressione competitiva è tale che anche i grandi operatori occidentali stanno rivedendo le proprie strategie commerciali. Reuters racconta che molte aziende europee stanno già diversificando i fornitori di AI per ridurre la dipendenza dai colossi statunitensi, scegliendo un mix di modelli USA, cinesi ed europei in base a costi, disponibilità e requisiti di sovranità digitale. Parallelamente, DeepSeek ha annunciato un piano per raddoppiare il personale, segnale della forte espansione che sta vivendo l’intero ecosistema AI cinese.

La partita, tuttavia, non si gioca soltanto sul mercato ma anche sul piano geopolitico. Negli Stati Uniti cresce la preoccupazione che la rapida avanzata dei laboratori cinesi possa ridurre il vantaggio tecnologico costruito negli ultimi anni. Nei giorni scorsi Anthropic ha accusato Alibaba di aver utilizzato milioni di interazioni con il proprio modello Claude per accelerare l’addestramento dei modelli Qwen, accuse che l’azienda cinese respinge ma che testimoniano il clima sempre più teso della competizione globale. Al tempo stesso Washington continua a introdurre restrizioni sull’accesso ai modelli più avanzati, mentre Pechino punta con decisione sull’open source e sull’abbattimento dei costi. Il risultato è un mercato che sta cambiando rapidamente. Se fino a ieri la corsa all’AI era dominata dalla ricerca del modello più potente, oggi la vera sfida sembra essere quella di offrire il miglior equilibrio tra prestazioni, prezzo e facilità di adozione. Ed è proprio su questo terreno che la Cina, almeno per ora, sta guadagnando terreno.


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