Aruba investe nell’energia pulita, acquisite tre centrali idroelettriche nel Torinese

La capacità complessiva dei data center italiani, pari a circa 609 MW nel 2025, potrebbe arrivare a 2,3 GW entro il 2035 nello scenario più probabile, sfiorando addirittura i 4,6 GW in quello di maggiore espansione

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Aruba investe nell’energia pulita, acquisite tre centrali idroelettriche nel Torinese

L’intelligenza artificiale non vive soltanto di algoritmi e potenza di calcolo. Dietro chatbot, modelli generativi e servizi cloud si nasconde un’infrastruttura fatta di server, data center e soprattutto di energia. È da questa consapevolezza che nasce la scelta di Aruba, uno dei principali operatori italiani nel settore cloud e dei data center, di acquisire tre centrali idroelettriche in Piemonte, lungo il corso della Stura di Lanzo. Una decisione che racconta come la vera sfida dell’AI stia diventando sempre più quella dell’approvvigionamento energetico.

Le tre centrali, situate nei comuni di Cafasse, Balangero e Lanzo Torinese, producono complessivamente circa 10 GWh di energia rinnovabile all’anno. Con questa operazione il gruppo porta a undici il numero degli impianti idroelettrici di proprietà, raggiungendo una produzione superiore ai 60 GWh annui, equivalenti ai consumi elettrici di oltre 22 mila famiglie.

L’obiettivo non è alimentare direttamente un nuovo data center piemontese. L’energia viene immessa nella rete nazionale e contribuisce a compensare i consumi delle infrastrutture digitali di Aruba distribuite sul territorio italiano. Si tratta di un modello che punta ad aumentare l’autonomia energetica dell’azienda e, allo stesso tempo, a ridurre l’impatto ambientale di un settore destinato a crescere rapidamente.

La crescita dell’AI sta cambiando profondamente il rapporto tra tecnologia ed energia. I modelli generativi richiedono infatti una capacità di elaborazione molto superiore rispetto alle applicazioni informatiche tradizionali. Questo significa più processori ad alte prestazioni, rack più densi e sistemi di raffreddamento sempre più sofisticati. In altre parole, più elettricità.

Secondo le stime dell’Energy & Strategy Group della School of Management del Politecnico di Milano, la capacità complessiva dei data center italiani, pari a circa 609 MW nel 2025, potrebbe arrivare a 2,3 GW entro il 2035 nello scenario più probabile, sfiorando addirittura i 4,6 GW in quello di maggiore espansione. Numeri che fotografano una trasformazione destinata ad accelerare nei prossimi anni.

Per Aruba l’acquisizione delle centrali rappresenta l’ultimo tassello di una strategia avviata già nel 2020. Oggi l’azienda produce direttamente una parte significativa dell’energia necessaria ai propri data center attraverso impianti idroelettrici e fotovoltaici, mentre la quota restante viene acquistata con Garanzia di Origine da fonti rinnovabili certificate. Secondo quanto spiegato dalla società, circa la metà del fabbisogno energetico aziendale è già coperta dalla produzione diretta di energia rinnovabile.

L’iniziativa si inserisce inoltre negli impegni del Climate Neutral Data Centre Pact, il programma europeo che punta alla neutralità climatica dei data center entro il 2030. Aruba è tra gli operatori che hanno aderito al percorso di certificazione previsto dall’iniziativa.

Ma il caso italiano riflette una tendenza globale. Le grandi aziende tecnologiche stanno trasformando l’energia in un asset strategico, al pari dei chip e delle reti di telecomunicazione. Microsoft, Google, Amazon e Meta stanno investendo in impianti dedicati o siglando accordi pluriennali per garantirsi forniture stabili di energia rinnovabile e nucleare. La corsa all’AI sta infatti facendo emergere un nuovo fattore competitivo. Non basta più avere i migliori algoritmi. Serve anche la certezza di poterli alimentare.

C’è anche un aspetto simbolico nell’operazione di Aruba. Le centrali della Stura di Lanzo furono costruite tra il 1922 e il 1923 per sostenere l’industria manifatturiera del territorio, alimentando cartiere e stabilimenti produttivi. Oggi quelle stesse turbine contribuiranno, indirettamente, a sostenere il funzionamento di servizi cloud e applicazioni di AI. Un secolo dopo, l’acqua continua a generare valore, ma lo fa per un’economia completamente diversa.

Il messaggio è chiaro. Se nel Novecento la crescita industriale dipendeva dalla disponibilità di materie prime, nel XXI secolo sarà sempre più la disponibilità di energia pulita a determinare dove nasceranno le infrastrutture digitali del futuro. L’AI, in fondo, non è soltanto una rivoluzione del software. È anche una sfida energetica, e chi saprà garantirsi elettricità sostenibile avrà un vantaggio competitivo destinato a pesare sempre di più.

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