Nelle regioni industriali degli Stati Uniti, un tempo cuore pulsante della manifattura del paese, le bollette dell’elettricità stanno esplodendo a causa della crescita esponenziale dei data center che alimentano l’industria dell’AI.
Un fenomeno che rischia di soffocare le fabbriche storiche, già in difficoltà per la concorrenza globale. Secondo un’analisi di Reuters e dati di Synergy Research Group, cinque degli otto stati emergenti come hub di data center si trovano nella Rust Belt, la cintura arrugginita che va dal New Jersey all’Illinois settentrionale, fino al Tennessee.
Il caso più eclatante è quello della Belden Brick Company, un’azienda di mattoni con 141 anni di storia in Ohio, i cui prodotti hanno costruito monumenti come l’Alamo del Texas e l’Università di Notre Dame. Fino a poco tempo fa, i costi energetici erano stabili, ma nel 2025 la bolletta è schizzata del 90%, con un aumento della tariffa di capacità mensile da 1.600 a 12.000 dollari. Nonostante un aumento del 4% dei prezzi dei mattoni, i profitti sono crollati. Non è un caso isolato: in Pennsylvania e Ohio, i prezzi dell’elettricità per le industrie sono saliti rispettivamente del 31% e del 26% in un anno, contro una media nazionale del 7%.
Il problema è sistemico. PJM Interconnection, il più grande operatore di rete elettrica degli USA, ha registrato un aumento dei prezzi all’ingrosso del 76% nel primo trimestre 2026, trainato dalla domanda dei data center per l’AI. Secondo l’IEEFA, i prezzi della capacità sono passati da 28,92 dollari per megawatt-giorno nel 2024 a 329,17 dollari nel 2026. Un singolo data center può consumare quanto una città di medie dimensioni, e le previsioni di PJM parlano di 50 gigawatt di picco aggiuntivi entro il 2030, equivalenti al fabbisogno di 20 milioni di famiglie.
Le autorità statali e federali stanno cercando di intervenire, spingendo le Big Tech a pagare di più per la loro domanda energetica. Ma le soluzioni proposte rischiano di penalizzare anche le piccole fabbriche, che si trovano a competere con colossi come Meta e Amazon, il cui fabbisogno energetico può essere 50 volte superiore a quello di un grande stabilimento manifatturiero. Michael Thomas, CEO di Cleanview, ha sottolineato che nel 2025 sono stati cancellati progetti energetici per 266 gigawatt, il 25% della capacità attuale degli USA, a causa dell’incapacità della rete di stare al passo con la domanda.
La situazione minaccia di erodere i margini delle industrie tradizionali, già alle prese con la transizione energetica e la concorrenza dei paesi a basso costo. “Stiamo assistendo a una competizione senza precedenti tra manifattura e data center”, ha dichiarato un portavoce di PJM. Se non si troverà un equilibrio, il sogno di una rinascita industriale statunitense potrebbe svanire, schiacciato dal peso dell’innovazione tecnologica.
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