Agenti AI in azienda: quasi metà dei dipendenti li usa ogni giorno, ma il controllo svanisce

Il nuovo rapporto annuale di AvePoint rivela che la quota di organizzazioni incapaci di sapere se i dipendenti usano strumenti AI non autorizzati è quasi triplicata in un anno, passando dal 6,3% al 17,6%. Nel frattempo, quasi la metà dei lavoratori enterprise usa agenti AI ogni settimana o ogni giorno.

Lavoro - Sicurezza 30 giu 2026

2 min.

Agenti AI in azienda: quasi metà dei dipendenti li usa ogni giorno, ma il controllo svanisce

Quasi un’azienda su cinque non sa se i propri dipendenti stanno usando strumenti AI non autorizzati. È il dato più immediato del terzo rapporto annuale di AvePoint, pubblicato il 29 giugno 2026: la quota di organizzazioni con questo punto cieco è quasi triplicata, passando dal 6,3% del 2025 all’attuale 17,6%. Per gli agenti AI la situazione è peggiore: il 21,1% delle organizzazioni non riesce a tracciare l’attività di agenti non approvati internamente.

Lo studio, condotto insieme a Osterman Research su 750 responsabili aziendali di information management, sicurezza dei dati e programmi AI distribuiti tra Americhe, EMEA e APAC, fotografa un’adozione che corre più veloce di qualsiasi sistema di controllo. Il 46,9% dei dipendenti usa agenti AI ogni settimana o ogni giorno. I processi aziendali che li integrano sono attesi raddoppiare nei prossimi dodici mesi. Una diffusione capillare che si scontra però con numeri altrettanto pesanti sul fronte degli incidenti: l’88,4% delle organizzazioni che usano agenti ha subito almeno una violazione della sicurezza nell’ultimo anno. Per la AI generativa tradizionale, la percentuale di aziende colpite è salita dal 75,1% del 2025 all’89,5% attuale.

Il paradosso che emerge dal rapporto è quello della fiducia mal riposta. Più di quattro organizzazioni su cinque si dichiarano sicure di poter impedire accessi non autorizzati ai dati legati all’AI. Eppure, tra queste stesse organizzazioni fiduciose, fino al 72% ha registrato un incidente di accesso non autorizzato negli ultimi dodici mesi. Le policy esistono — i controlli operativi no. Come osserva John Peluso, CTO di AvePoint, “la fiducia nell’AI non si misura con la sicurezza soggettiva”, ma richiede visibilità concreta su ciò che i sistemi fanno, governance applicabile sui dati che consumano e producono, capacità di audit quando qualcosa va storto.

A complicare il quadro c’è una trasformazione strutturale nella composizione stessa dei dati aziendali. Il 35,5% dei dati enterprise è oggi generato da assistenti AI — una quota attesa salire al 42,1% entro un anno. L’84,1% delle organizzazioni gestisce almeno un petabyte di dati, contro il 79,2% dell’anno scorso. Il 78,1% riferisce che almeno metà del proprio patrimonio informativo ha più di cinque anni. Più dati generati da macchine, più dati vecchi e non classificati: la superficie esposta alla governance cresce in entrambe le direzioni. Questo contesto spiega perché quasi nove organizzazioni su dieci abbiano ritardato i deployment di AI generativa e di agenti in media di quasi sei mesi, citando sicurezza e gestione dei dati come causa primaria.

Le risposte del mercato stanno prendendo forma. Il 95,5% delle organizzazioni ha adottato almeno una misura per mitigare i rischi legati agli agenti nell’ultimo anno. La percentuale di chi non fa nulla è scesa dall’8,3% del 2025 al 2,5%. L’investimento prioritario per i prossimi dodici mesi punta sugli strumenti di governance di terze parti capaci di monitorare le azioni degli agenti — una categoria che Gartner ha formalizzato sotto il nome di AI Agent Management Platform. Proteggere i dati usati per l’addestramento dell’AI è invece la prima priorità di investimento futura, citata dal 79,5% del campione. Il fatto che Gartner preveda per il 2028 che gli agenti AI siano responsabili del 15% delle decisioni lavorative giornaliere — contro lo 0% del 2024 — rende il tema della governance meno una scelta e più una necessità operativa urgente per qualsiasi organizzazione che voglia mantenere il controllo su ciò che i propri sistemi fanno davvero.


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