Il 60% dei posti di lavoro europei è esposto alla trasformazione da AI

Essere “esposti” non significa però che quei posti siano destinati a essere cancellati, ma che una parte delle attività svolte potrebbe essere modificata, automatizzata o affiancata da strumenti di AI

Lavoro 22 set 2026

3 min.

Il 60% dei posti di lavoro europei è esposto alla trasformazione da AI

L’intelligenza artificiale si prepara a entrare in una fase decisiva per l’economia europea. Secondo un’analisi del Fondo monetario internazionale presentata ai ministri delle Finanze dell’Unione durante l’Ecofin di Dublino, circa il 60% dei lavoratori nelle economie europee avanzate è occupato in professioni fortemente esposte all’AI. Il dato va però letto con attenzione. Essere “esposti” non significa che quei posti siano destinati a essere cancellati. Significa che una parte delle attività svolte potrebbe essere modificata, automatizzata o affiancata da strumenti di AI. È quindi una misura della portata della trasformazione, non una previsione di licenziamenti.

Il punto centrale è il rapporto tra sostituzione e produttività. Alcuni compiti possono essere svolti direttamente dai sistemi di AI, mentre in altri casi la tecnologia può aiutare il lavoratore a completare più rapidamente attività che restano sotto la sua responsabilità. Il FMI stima che l’AI possa aumentare la produttività europea di circa l’1% nell’arco di cinque anni. La direttrice generale del FMI Kristalina Georgieva ha sottolineato a Dublino che la tecnologia porta insieme opportunità e rischi. Il Fondo segnala inoltre il rischio di maggiore polarizzazione del mercato del lavoro, con una domanda crescente di nuove competenze e possibili difficoltà per alcune professioni caratterizzate da attività più facilmente automatizzabili.

A ridimensionare una lettura puramente allarmistica contribuiscono altri studi. L’Organizzazione internazionale del lavoro osserva che l’esposizione alla AI generativa riguarda soprattutto le attività che compongono un lavoro e non necessariamente l’intera professione. Pawel Gmyrek, ricercatore senior dell’ILO, ha parlato di “trasformazione del lavoro, non apocalisse occupazionale”. L’ILO stima che globalmente circa un lavoro su quattro presenti un certo grado di esposizione alla AI generativa, soprattutto nei Paesi ad alto reddito. Anche la Commissione europea ha rilevato nel 2026 che oltre la metà degli europei utilizza strumenti di AI e circa un quarto li usa nel lavoro. Tra gli occupati che li usano professionalmente, il 91% dice di completare il lavoro più velocemente.

Per l’Italia il tema si intreccia con un problema di produttività che il Paese affronta da anni. In un rapporto dedicato all’Italia, il FMI ha sottolineato che il cloud e l’AI generativa possono aiutare le piccole imprese a migliorare la gestione, automatizzare processi e aumentare la produttività. Allo stesso tempo, segnala carenze nelle competenze digitali e nella preparazione alle nuove professioni, oltre a una quota relativamente bassa di laureati nelle discipline STEM e ICT. Solo il 45,8% della popolazione italiana possiede almeno competenze digitali di base, secondo il Fondo. L’adozione dell’AI potrebbe quindi ampliare le differenze tra chi riesce a integrarla nei processi produttivi e chi resta ai margini.

C’è poi un problema che riguarda l’intera Europa e va oltre il mercato del lavoro. L’espansione dell’AI richiede infrastrutture, capitale ed energia. Secondo il FMI, i data center europei consumano già circa il 3% dell’elettricità del continente, una quota destinata a crescere con l’utilizzo dei modelli AI. Il Fondo segnala anche il rischio di una maggiore dipendenza europea dalle tecnologie sviluppate negli Stati Uniti e in Cina. Da qui la richiesta di investimenti nelle reti energetiche, di un mercato unico più integrato e di una maggiore capacità europea di sviluppare imprese e tecnologie proprie.

La sfida, dunque, non consiste nel prevedere quanti posti di lavoro spariranno, ma nel capire come distribuire i guadagni di produttività e accompagnare la trasformazione delle competenze. Il commissario europeo all’Economia Valdis Dombrovskis ha invitato l’Europa a non ripetere con l’AI gli errori commessi durante la precedente rivoluzione digitale. Georgieva ha indicato formazione e sostegno ai lavoratori come elementi essenziali per facilitare il passaggio dalle professioni in declino a quelle emergenti.


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