Un modello interno di OpenAI, il cui addestramento è iniziato il 28 agosto 2026, ha risolto oltre 100 problemi matematici irrisolti da decenni, distribuiti in quasi tutte le aree della disciplina. Il risultato si aggiunge alla già controversa soluzione del Problema di Navier-Stokes, uno dei sette Millennium Prize Problems, annunciata nelle settimane scorse. Lo stesso modello aveva generato la risposta in 88 ore, con circa tre milioni di messaggi scambiati tra agenti AI e 130 miliardi di token in output.
Per rispondere alle pressioni della comunità matematica, OpenAI ha annunciato il 21 settembre la nascita dell’Advisory Group on Mathematics and Artificial Intelligence (AGMAI), ospitato dall’Institute for Advanced Study di Princeton, nel New Jersey. Il gruppo conta nove membri fondatori: François Charles, Camillo De Lellis, Timothy Gowers, Martin Hairer, Nikhil Srivastava, Ulrike Tillmann, Ravi Vakil, Edward Witten e Melanie Matchett Wood. Nomi di peso — Gowers e Hairer sono vincitori della Medaglia Fields — scelti per dare credibilità scientifica a un processo che rischia di procedere troppo in fretta rispetto ai tempi della ricerca tradizionale.
Il mandato del gruppo è preciso ma circoscritto. I membri valuteranno la rilevanza dei risultati ottenuti dal modello e consiglieranno su come e quando renderli pubblici. Non saranno retribuiti da OpenAI, potranno offrire pareri non richiesti e condividere pubblicamente le proprie posizioni. Ma non avranno alcuna voce in capitolo sul ritmo della ricerca interna. Lo ha scritto la stessa OpenAI nel suo annuncio: il gruppo “non sarà responsabile di consigliarci su come gestire il ritmo del nostro avanzamento interno in matematica.” L’Institute for Advanced Study ha ribadito lo stesso concetto con altrettanta chiarezza: i consiglieri non hanno potere decisionale su nessuna azienda AI.
Lo sfondo è quello di una tensione crescente tra i laboratori di intelligenza artificiale e la comunità accademica. All’inizio di settembre, 25 vincitori della Medaglia Fields avevano firmato una lettera aperta intitolata “A Severe Misalignment of AI in Mathematics”, contestando l’uso della risoluzione di problemi celebri come benchmark competitivo tra aziende. Il timore è che la corsa a chi annuncia prima la prossima soluzione finisca per danneggiare la struttura stessa della ricerca matematica, che si fonda su revisione paritaria, attribuzione e comprensione profonda — non solo sulla produzione di un risultato formalmente corretto.
Restano domande concrete senza risposta. OpenAI non ha pubblicato un elenco verificabile dei 100 problemi risolti, né ha fornito per ciascuno una prova completa sottoposta a verifica indipendente. Il numero rimane una dichiarazione dell’azienda. Il gruppo AGMAI ha il compito, tra i primi, di coordinare proprio questa fase di divulgazione — ma se i risultati usciranno secondo le tempistiche di OpenAI o secondo quelle dei matematici, è ancora da vedere. L’architettura del gruppo assomiglia più a un canale di legittimazione che a un meccanismo di controllo reale. Ciò non significa che sia inutile: potrebbe imporre standard minimi di trasparenza che nessun laboratorio ha ancora adottato in modo sistematico nel campo della matematica computazionale.
