OpenAI ha presentato al DevDay del 29 settembre 2026 un sistema di autenticazione che cambia il rapporto economico tra sviluppatori e piattaforma: Sign in with ChatGPT. Gli utenti abbonati a ChatGPT Plus o Pro possono ora autorizzare app di terze parti a eseguire richieste AI direttamente sul proprio piano, senza che lo sviluppatore debba pagare una chiave API separata. Il costo si sposta dall’app all’utente finale.
Il funzionamento è basato su OAuth 2.0 e OpenID Connect. Un’applicazione che integra Sign in with ChatGPT riceve, con il consenso dell’utente, un token di accesso della durata di un’ora e un token di refresh valido 30 giorni, rinnovato automaticamente a ogni utilizzo. Con questi token, l’app può inviare richieste alla Responses API di OpenAI facendo pesare i costi sul piano mensile dell’utente, non sul budget dello sviluppatore. Gli scope di identità — nome, email, foto profilo e un identificatore stabile — non danno accesso alle conversazioni ChatGPT né alle risorse API dell’account OpenAI dell’utente. Le due cose restano separate by design.
OpenAI ha strutturato l’accesso in due livelli distinti. Per le app commerciali, l’integrazione è disponibile solo tramite un programma a inviti per partner selezionati, ancora in fase di trial limitato. Per le app open source, il percorso è self-serve: lo sviluppatore registra il client direttamente, senza segreto client né chiave API, e ottiene le credenziali OAuth necessarie. È una differenza sostanziale. I progetti open source possono attivarsi oggi; quelli commerciali devono aspettare l’approvazione di OpenAI. L’utente Plus o Pro che autorizza un’app può configurare un cap settimanale sul consumo, espresso come percentuale dell’utilizzo complessivo del proprio piano. Superato quel tetto, i crediti aggiuntivi sono disattivati per default.
La logica dietro questa mossa è chiara. OpenAI vuole abbassare la barriera d’ingresso per gli sviluppatori, in particolare quelli che costruiscono strumenti open source o client locali. Fino a oggi, far girare un’app basata su GPT richiedeva di distribuire o chiedere all’utente una API key — un passaggio che scoraggia gli utenti non tecnici e complica la gestione. Con Sign in with ChatGPT, chi ha già un abbonamento porta il proprio accesso direttamente nell’app, come farebbe con “Accedi con Google”. Dal lato di OpenAI, ogni richiesta autorizzata con questo metodo consuma quota del piano ChatGPT dell’utente, non dell’API commerciale: è un modo per monetizzare gli abbonamenti esistenti anche fuori dall’interfaccia di chat ufficiale.
Le implicazioni per il mercato degli strumenti AI sono concrete. Sviluppatori di client desktop, plugin, editor e tool da riga di comando possono ora costruire prodotti che usano modelli OpenAI senza anticipare costi API. L’utente porta il proprio piano. Questo riduce il rischio finanziario per i progetti early-stage e rende più semplice la distribuzione di software AI a utenti che già pagano ChatGPT. Se il programma per partner commerciali si apre nei prossimi mesi, lo stesso modello potrebbe estendersi a prodotti SaaS più strutturati, trasformando l’abbonamento ChatGPT in qualcosa di più vicino a una credenziale universale per l’accesso a servizi AI di terze parti.
