Dopo aver pagato 7,80 euro per una pinta di Guinness in un pub di Dublino, l’ingegnere statunitense Matt Cortland ha deciso di verificare se quel prezzo fosse davvero giustificato. Scoprendo che l’ufficio statistico irlandese non monitorava più il costo della birra dal 2011, ha creato Rachel, un’agente vocale basata su intelligenza artificiale con accento nordirlandese, che ha chiamato oltre 3.000 pub in tutta l’Irlanda.
Utilizzando tecnologie come ElevenLabs e Twilio, Rachel ha raccolto i prezzi di oltre 1.000 esercizi, rivelando una media nazionale di 5,95 euro, con punte di 10 euro nel quartiere Temple Bar di Dublino e minimi di 3 euro in alcuni locali di Galway. I dati, elaborati con l’aiuto di Claude di Anthropic, hanno dato vita al “Guinndex”, una mappa interattiva e accessibile a tutti che permette di consultare e aggiornare i prezzi in tempo reale sul sito guinndex.ai.
L’iniziativa ha avuto un grande impatto pubblico e almeno un gestore ha ridotto il prezzo della propria Guinness di 0,40 euro dopo la pubblicazione dell’indice, aggiornando personalmente la voce sul sito. “L’obiettivo è che questo diventi un indice vivente, non una fotografia isolata”, ha dichiarato Cortland a The Irish Independent. Il progetto ha anche evidenziato forti discrepanze tra pub vicini, con differenze fino a 2 euro in pochi metri, e ha messo in luce le pressioni sui gestori.
Cortland non intende fermarsi qui. Dopo il successo del Guinndex, vuole replicare il modello per monitorare i prezzi di farmaci negli Stati Uniti o di una fetta di pizza a New York. L’esperimento, oltre a dimostrare il potenziale dell’AI nel raccogliere dati in modo rapido ed economico, ha mostrato come la trasparenza possa spingere i commercianti a rivedere le proprie politiche di prezzo, a beneficio dei consumatori.
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