L’Unione europea ha nominato 234 esperti e istituito due nuovi organi per vigilare sul rispetto delle normative in materia di AI

Si tratta di un Comitato scientifico, che indagherà sui rischi sistemici dei modelli, e un Forum consultivo, che si occuperà di fornire competenze su standardizzazione e sfide applicative

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L’Unione europea ha nominato 234 esperti e istituito due nuovi organi per vigilare sul rispetto delle normative in materia di AI

L’intelligenza artificiale ha dei nuovi arbitri ufficiali. Il 1° giugno 2026 la Commissione europea ha compiuto un passo concreto nell’applicazione dell’AI Act, il regolamento europeo sull’AI entrato in vigore nel 2024, istituendo due nuovi organismi chiamati a vigilare che le norme vengano davvero rispettate. Si tratta del Comitato scientifico e del Forum consultivo, entrambi incaricati di fornire consulenza all’Ufficio AI della Commissione e alle autorità nazionali sull’attuazione della normativa, con mandato biennale per i rispettivi membri.

Il Comitato scientifico, il cuore della nuova architettura, riunisce 60 esperti indipendenti selezionati tra oltre 700 candidature. Il loro lavoro si concentrerà sui modelli di AI di uso generale, i cosiddetti GPAI, come i grandi modelli linguistici alla base di ChatGPT o Gemini, sui rischi sistemici, sulle metodologie di valutazione e sulla sorveglianza transfrontaliera del mercato. In parallelo, il Forum consultivo raccoglie 174 membri provenienti dal mondo accademico, dalla società civile e dall’industria, comprese PMI e startup, con l’obiettivo di offrire competenze su standardizzazione e sfide applicative. Tra i nomi di spicco del panel scientifico spicca Yoshua Bengio, premio Turing 2018 e uno dei pionieri dell’AI, pioniere delle reti neurali insieme a Geoffrey Hinton e Yann LeCun.

L’Italia è presente con tre esperti, al massimo consentito per singolo paese: Walter Quattrociocchi, professore ordinario di Informatica alla Sapienza di Roma; Alessandro Abate, professore all’Università di Oxford; e Lorenzo Pacchiardi, ricercatore all’Università di Cambridge. Solo Quattrociocchi vive e lavora in Italia. Il professore della Sapienza ha commentato la nomina sottolineando come la vera sfida non riguardi le sole prestazioni tecniche dei sistemi AI, ma il modo in cui questi influenzano la produzione e la circolazione della conoscenza nelle nostre società, un campo su cui il suo gruppo di ricerca lavora da anni, occupandosi di disinformazione, polarizzazione online ed epistemologia nell’era dell’AI. Il nodo centrale, in effetti, è proprio la tenuta della normativa, che dipenderà dalla capacità di applicarla a modelli, piattaforme e filiere in rapida evoluzione, un compito che nessun legislatore può affrontare da solo senza il supporto della scienza.

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