Israele ha ufficialmente lanciato il suo Programma Nazionale per l’artificial intelligence, un’iniziativa strategica presentata il 9 agosto 2026 dal Primo Ministro Benjamin Netanyahu insieme al generale di brigata Erez Eskel, capo del Direttorato Nazionale per l’AI. L’obiettivo dichiarato è trasformare Israele in una superpotenza globale dell’intelligenza artificiale e assicurare al Paese un ruolo di primo piano nell’economia mondiale. Netanyahu ha sottolineato che l’AI non è solo un’altra tecnologia, ma una rivoluzione paragonabile alla Rivoluzione Industriale, in grado di ridefinire ogni aspetto della società, dall’economia alla sicurezza, dalla scienza all’istruzione.
Il programma si basa su tre pilastri fondamentali: lo sviluppo di infrastrutture di calcolo avanzate, la creazione di un computer quantistico nazionale e la formazione del capitale umano, considerato il vero motore del Paese. Israele intende così replicare il successo ottenuto in settori come la cybersecurity, l’agricoltura e la medicina, dove è già riconosciuto come leader mondiale. “Non vogliamo restare indietro”, ha avvertito Netanyahu, sottolineando che chi non saprà tenersi al passo con queste tecnologie rischia di essere tagliato fuori dalla nuova era digitale.
Il governo israeliano ha già avviato i primi passi concreti, tra cui il lancio di Project Nexus, un bando nazionale per la realizzazione di una piattaforma di computing quantistico interamente sviluppata in Israele. Questo progetto rappresenta il primo tassello di una strategia più ampia volta a rafforzare l’indipendenza tecnologica del Paese e a posizionarlo tra i leader mondiali nell’AI. Secondo Erez Eskel, il programma tiene conto dei vantaggi distinti di Israele in ambiti come la cybersecurity, l’AI fisica e la risoluzione di problemi reali, con l’obiettivo di creare un’infrastruttura all’avanguardia per l’economia e la società.
Gli esperti sottolineano che l’AI sta diventando l’infrastruttura centrale del XXI secolo, in grado di influenzare ogni componente del potere nazionale. Netanyahu ha ribadito che “le decisioni che prendiamo oggi determineranno lo status di Israele per molti anni a venire”, evidenziando l’urgenza di agire ora per cogliere un’opportunità storica. Il programma mira anche a integrare l’AI in tutti i settori della società, dalla sanità all’istruzione, passando per l’industria e la difesa, con l’obiettivo di accelerare la crescita economica e garantire la resilienza nazionale.
Il lancio del programma è stato accolto con interesse anche dalla comunità internazionale, che osserva con attenzione come Israele, già noto come “Startup Nation”, intenda consolidare la propria leadership tecnologica. Il Paese punterà su risorse locali e competenze interne, con un occhio particolare alla formazione delle nuove generazioni e allo sviluppo di modelli di AI sovrani, in grado di garantire autonomia strategica in un settore sempre più competitivo.
L’iniziativa israeliana si inserisce in un contesto globale in cui sempre più nazioni stanno investendo massicciamente nell’AI. La sfida è chiara: chi saprà sviluppare tecnologie, infrastrutture e competenze proprie avrà un vantaggio determinante nei prossimi decenni. Israele, con questo programma, sembra determinato a non farsi trovare impreparato.
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