HSBC, Commonwealth Bank of Australia e Lloyds Banking Group hanno ciascuna nominato un dirigente apicale per l’intelligenza artificiale negli ultimi tre mesi. Nel frattempo, Chris Fall, direttore del principale ente federale americano di supervisione AI, si è dimesso dopo appena novanta giorni dall’incarico. Due movimenti in direzioni opposte che fotografano con precisione dove si concentra — e dove si disperde — il potere sull’AI nel 2026.
Secondo una rilevazione dell’IBM Institute for Business Value condotta su 2.000 CEO in 33 Paesi, la quota di organizzazioni con un Chief AI Officer è passata dal 26% del 2025 al 76% quest’anno. Un salto in dodici mesi che non ha precedenti per questa figura professionale. Le banche sono tra le istituzioni più aggressive in questa corsa: i pacchetti retributivi per i CAIO si attestano su una mediana di 1,6 milioni di dollari annui, con le punte che sfiorano i 3,5 milioni. La scarsità di profili qualificati costringe spesso gli istituti a sottrarre talenti ai competitor diretti. Singapore, secondo i dati LinkedIn, è uno dei mercati più tesi al mondo per queste figure.
Il caso HSBC è emblematico. La banca ha nominato David Rice come primo Chief AI Officer della sua storia, con effetto dal 1° aprile 2026. Rice è un veterano interno con quasi vent’anni di esperienza nell’istituto, già COO della divisione Corporate and Institutional Banking. Il suo mandato include rendere gli strumenti di AI generativa accessibili a tutti i dipendenti e dotare i team a contatto con la clientela di strumenti per servizi più personalizzati. L’nomina arriva mentre Bloomberg riporta che HSBC stia valutando tagli significativi al personale di back-office, con una stima che arriva fino a 20.000 posizioni — circa il 10% della forza lavoro globale. La banca non ha commentato queste cifre.
Quanto ai numeri concreti dell’adozione, Bank of America ha fornito al mercato uno dei quadri più dettagliati. Il CEO Brian Moynihan, durante la call sui risultati del secondo trimestre 2026, ha dichiarato che oltre 200.000 dipendenti usano strumenti abilitati dall’AI, generando più di 400.000 prompt al giorno. I casi d’uso approvati superano quota 300, di cui 114 sono casi live di AI generativa e 34 risultano già completamente implementati. I 19.000 sviluppatori della banca che usano l’AI per il supporto alla scrittura del codice hanno registrato un aumento di produttività superiore al 20%. Da Citigroup, la CEO Jane Fraser ha precisato che quasi nove dipendenti su dieci usano già gli strumenti AI interni della banca.
Sul fronte regolatorio americano, la situazione è più instabile. Chris Fall, nominato ad aprile per guidare il Center for AI Standards and Innovation — l’ente del Dipartimento del Commercio che ha sostituito il vecchio AI Safety Institute con una reinterpretazione orientata agli standard tecnici — ha lasciato il 20 luglio senza che venisse fornita alcuna spiegazione ufficiale. È il secondo cambio di vertice in pochi mesi: in precedenza, un altro ricercatore era stato allontanato dopo soli quattro giorni dall’inizio dell’incarico. La direzione ad interim è passata ad Arvind Raman, direttore del NIST, mentre si cerca un successore permanente. L’ente è direttamente coinvolto nel processo di valutazione volontaria dei modelli AI di frontiera, inclusi quelli di OpenAI e Anthropic.
La distanza tra i due scenari — banche che costruiscono strutture di governance AI interne con stipendi da capogiro, e un’agenzia federale di riferimento che cambia guida per la seconda volta in pochi mesi — non è solo un paradosso. È una mappa del potere reale. Mentre Washington fatica a consolidare una linea stabile sulla supervisione dei modelli avanzati, il settore finanziario sta già decidendo autonomamente standard, processi e responsabilità. Chi fisserà le regole del gioco, alla fine, potrebbe non essere il governo.
