La Russia vuole accedere ai chip AI cinesi per alimentare il suo modello nazionale GigaChat

Il problema sono i tempi di attesa, perché i clienti cinesi hanno priorità su tutti gli altri e la Russia potrebbe dover aspettare mesi, se non anni per ottenere quantitativi significativi

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La Russia vuole accedere ai chip AI cinesi per alimentare il suo modello nazionale GigaChat

Durante la visita di stato di Vladimir Putin in Cina, il CEO di Sberbank German Gref ha annunciato che la Russia intende alimentare il suo modello di intelligenza artificiale GigaChat con chip cinesi, una mossa resa necessaria dalle sanzioni occidentali che bloccano l’accesso a hardware avanzato come gli Nvidia H200.

GigaChat, sviluppato dalla più grande banca russa, rappresenta il fiore all’occhiello dell’AI nazionale russa, capace di gestire documenti fino a 200 pagine e analisi complesse con un contesto di 128.000 token. Ma senza chip di ultima generazione, il suo sviluppo rischia di arenarsi. “Speriamo di poter usare microchip cinesi per GigaChat”, ha dichiarato Gref alla televisione di stato russa, senza specificare quali modelli siano in ballo.

I candidati più probabili sono i Huawei Ascend 950PR, i chip cinesi più avanzati sul mercato, in grado di offrire 1,56 petaflops in precisione FP4 (2,8 volte più veloci del Nvidia H20, l’unico legalmente esportabile in Cina prima delle restrizioni USA). Nonostante restino indietro rispetto all’H200 in prestazioni grezze, questi chip sono diventati il pallino delle big tech cinesi, con ByteDance che ha già prenotato 5,6 miliardi di dollari di ordini, mentre Alibaba, Tencent e Baidu si contendono le 750.000 unità che Huawei punta a produrre nel 2026. “La domanda supera l’offerta”, confermano fonti vicine a Huawei citate da Reuters e Tom’s Hardware. Il problema per Sberbank? I tempi di attesa. Con i giganti cinesi in prima fila, la Russia potrebbe infatti dover aspettare mesi, se non anni, per ottenere quantitativi significativi.

La mossa di Sberbank sottolinea la dipendenza della Russia dalla Cina per l’innovazione tecnologica, in un contesto dove il 90% delle importazioni di hardware critico proviene da Pechino secondo i dati relativi al 2025. Mentre l’Occidente stringe il cerchio sulle esportazioni di semiconduttori, la Cina accelera sulla sostituzione dei chip Nvidia con soluzioni locali. Secondo Morgan Stanley, entro il 2030 l’86% del mercato cinese dell’AI potrebbe essere coperto da fornitori domestici. Per GigaChat, che compete con modelli occidentali su costi, essendo fino a 12 volte più economico di GPT-4o, la sfida è duplice e consiste nel trovare i chip e mantenere il passo con un’AI globale sempre più divisa in due blocchi. Come ha notato il Council on Foreign Relations, “Huawei non ha ancora colmato il divario con Nvidia, ma le sanzioni USA hanno accelerato la sua ascesa”. Per la Russia, la strada verso l’autonomia tecnologica passa quindi inevitabilmente da Pechino.

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