Con un post su Truth Social, Donald Trump ha annunciato ieri quello che il settore dei semiconduttori attendeva da mesi: Apple e Intel hanno raggiunto un accordo per progettare e produrre chip negli Stati Uniti.
Nel messaggio, Trump ha scritto: «Quando ho vinto il mio secondo mandato era chiaro che l’America aveva bisogno che la sua industria dei semiconduttori tornasse in patria. Progettiamo tutto, ma dobbiamo costruirlo qui, ora!». Si tratta di una svolta storica dal momento che Apple aveva abbandonato i processori Intel nel 2020, passando ai propri chip M-series basati su architettura ARM. Questa volta, però, Intel non tornerebbe come progettista, ma agirebbe come produttore a contratto, di fatto una foundry, per chip che Apple continuerà a disegnare da sola.
La partnership risponde a una pressione strutturale crescente sul mercato. Apple dipende fortemente da TSMC, ma le sue linee di produzione avanzate sono sempre più contese da produttori di chip per l’intelligenza artificiale come Nvidia e AMD. Intel si propone come alternativa domestica proprio nel momento in cui sta rilasciando la sua tecnologia produttiva più avanzata, ovvero il nodo 18A-P annunciato al VLSI Symposium di Honolulu, che promette prestazioni superiori del 9% o un consumo energetico ridotto del 18% rispetto alla generazione precedente.
«Il tasso di resa è il criterio numero uno qui», ha dichiarato l’analista Neil Shah di Counterpoint Research, sottolineando che Intel dovrà dimostrare affidabilità industriale prima di aggiudicarsi i volumi produttivi di Apple. Il CEO di Intel Lip-Bu Tan si è detto ottimista sul raggiungimento di impegni formali da parte dei clienti della foundry nella seconda metà del 2026.
Sullo sfondo c’è anche una precisa strategia geopolitica. L’amministrazione Trump ha acquisito una quota del 10% in Intel e ha annunciato piani per investire circa 10 miliardi di dollari nell’espansione delle fabbriche statunitensi. A inizio 2025 Apple aveva già promesso 500 miliardi di dollari di investimenti negli USA, cifra poi incrementata di ulteriori 100 miliardi dopo le pressioni di Trump sulle produzioni estere. I mercati hanno accolto positivamente la notizia e le azioni Intel sono salite di circa il 6,5% nel premarket, consolidando un rialzo di circa tre volte dall’inizio dell’anno. 1
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