DeepSeek corre sull’autonomia: piani per sviluppare un chip AI proprietario

Lo riporta Reuters, citando tre fonti vicine al progetto, secondo cui l'azienda di Hangzhou lavorerebbe da circa un anno a un processore pensato per ridurre la dipendenza da Nvidia e Huawei

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DeepSeek corre sull’autonomia: piani per sviluppare un chip AI proprietario

DeepSeek, la startup cinese che un anno e mezzo fa aveva scosso i mercati globali con i suoi modelli AI a basso costo, punta ora a un obiettivo ancora più ambizioso: progettare un proprio chip per l’intelligenza artificiale. Lo riporta Reuters, citando tre fonti vicine al progetto, secondo cui l’azienda di Hangzhou lavorerebbe da circa un anno a un processore pensato per ridurre la dipendenza da Nvidia e Huawei, i due fornitori su cui si è finora appoggiata per addestrare ed eseguire i suoi modelli.

Il chip non è destinato all’addestramento, ma all’inferenza, ovvero alla fase in cui un modello già pronto genera risposte per gli utenti. Si tratta del segmento di mercato che sta crescendo più rapidamente, man mano che chatbot, assistenti per la programmazione e agenti autonomi moltiplicano le richieste quotidiane. Per questo tipo di operazioni, i chip specializzati possono risultare più economici ed efficienti dal punto di vista energetico rispetto alle GPU generaliste.

Il progetto, secondo le fonti, è ancora in una fase iniziale. DeepSeek starebbe discutendo con partner esterni nella progettazione dei circuiti, nella produzione su commessa e nella fornitura di memoria, oltre ad aver ampliato silenziosamente il proprio team di ingegneri specializzati in semiconduttori, reclutati senza annunci pubblici di lavoro. L’azienda non ha risposto alle richieste di commento di Reuters.

Un cambio di strategia arrivato insieme ai primi capitali esterni. Il progetto sul chip coincide infatti con un’altra svolta significativa: a giugno DeepSeek ha chiuso il suo primo round di raccolta fondi, per circa 7 miliardi di dollari, con una valutazione compresa tra 52 e 59 miliardi di dollari. Una mossa che segna l’abbandono della linea seguita finora dal fondatore Liang Wenfeng, da sempre contrario ai capitali esterni.

Se il progetto dovesse concretizzarsi, DeepSeek entrerebbe in un club sempre più affollato. OpenAI ha presentato il mese scorso Jalapeno, il suo primo chip per l’inferenza sviluppato insieme a Broadcom, mentre Anthropic starebbe valutando la costruzione di propri processori, sempre secondo un’inchiesta di Reuters di aprile. Anche Google e Amazon investono da tempo in silicio proprietario per ridurre i costi e la dipendenza da Nvidia.

Per DeepSeek la questione ha però un peso strategico ulteriore. Le restrizioni all’export imposte da Washington impediscono alle aziende cinesi di acquistare i chip più avanzati di Nvidia, mentre Pechino spinge da tempo i propri campioni tecnologici a sviluppare alternative nazionali. Già nel 2024, in una rara intervista a un media cinese, Liang Wenfeng aveva definito le restrizioni all’export un ostacolo concreto per l’azienda.

L’iniziativa potrebbe inoltre incrinare ulteriormente la posizione di Huawei, che pur restando tecnologicamente indietro rispetto a Nvidia ha conquistato circa metà del mercato cinese dei chip AI, stimato in 50 miliardi di dollari, anche grazie al divieto statunitense sulle esportazioni. Un dominio già eroso dai concorrenti Alibaba e Baidu, entrambi impegnati nello sviluppo di chip proprietari.

Non tutti gli analisti, tuttavia, vedono nell’iniziativa una minaccia immediata per i colossi occidentali. Richard Windsor, analista di Radio Free Mobile, ha osservato che “DeepSeek non ha praticamente alcuna possibilità di vendere i propri chip fuori dalla Cina, a meno che non ottenga accesso a una produzione all’avanguardia, aggiungendo che lo sviluppo non cambia la posizione di Nvidia. Costruire un processore competitivo richiede infatti anni di lavoro ingegneristico, investimenti ingenti e l’accesso a tecnologie produttive e di memoria ad alta banda che restano fortemente limitate per le aziende cinesi.

La notizia ha comunque avuto un effetto immediato sui mercati: le azioni Nvidia sono scese fino al 2,2% nelle contrattazioni pre-mercato di martedì, segno che gli investitori continuano a seguire con attenzione ogni mossa che possa ridisegnare gli equilibri nel mercato globale dei chip per l’intelligenza artificiale.


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