Il 21% dei lavoratori americani ha dichiarato di aver sviluppato, grazie all’uso dell’intelligenza artificiale, mansioni sul posto di lavoro che prima non era in grado di svolgere. Il dato emerge da un’indagine condotta da Epoch AI in collaborazione con Ipsos, che analizza l’utilizzo dell’AI tra le persone occupate attraverso interviste a oltre 2.000 adulti negli Stati Uniti. Le attività potenziate o sviluppate in questione (come l’analisi dei dati, la creazione di tool e software o la scrittura di codice), avrebbero richiesto in precedenza competenze tecniche specifiche, ma oggi sono accessibili con il supporto di chatbot sempre più performanti.
Quasi la metà delle persone intervistate ha riferito che l’introduzione di queste nuove attività è avvenuta in aggiunta al lavoro precedente e non per sottrazione. Nel loro caso l’intelligenza artificiale non ha sostituito le attività consuete, ma ha ampliato il tipo di lavoro svolto allargando le loro prospettive.
Il report puntualizza anche che, dall’altra parte, il 27% degli utenti ha riportato come altre mansioni automatizzabili siano state sostituite. Tuttavia il parallelo potenziamento di mansioni, attività e ruoli è un fenomeno in crescita, che lascia intendere come l’AI stimoli una creatività lavorativa e una voglia di iniziativa, agendo da propulsore più che da sostituto.
Secondo il CEO di una startup tech il lavoro continuativo con agenti AI rende "esausti"
Il problema? Il codice generato dall’AI richiede una revisione ancora…
