Il gigante cinese dell’e-commerce e del cloud computing, Alibaba, sta per introdurre una novità che potrebbe cambiare le regole del gioco nel mondo dell’AI open-source. Secondo fonti interne citate da Reuters e Yahoo Finance, l’azienda intende chiedere agli utenti più grandi del prossimo modello Qwen 3—la sua famiglia di modelli linguistici di grandi dimensioni—di condividere una parte dei ricavi generati grazie al loro utilizzo. Una mossa che, se confermata, segnerebbe un punto di svolta per un settore abituato a considerare l’open-source come uno spazio libero da vincoli commerciali.
Fino a oggi, i modelli open-source come quelli di Alibaba sono stati distribuiti gratuitamente, permettendo a sviluppatori e aziende di tutto il mondo di utilizzarli senza costi diretti per scopi di ricerca, prototipazione o integrazione in prodotti commerciali. Tuttavia, con la crescente adozione di questi strumenti—specialmente tra le grandi corporation che li sfruttano per generare profitti—Alibaba sembra voler monetizzare l’accesso in modo più strutturato. Secondo quanto riportato, la richiesta di una percentuale sui ricavi riguarderà solo le aziende che superano una certa soglia di utilizzo o di fatturato generato grazie al modello, ma i dettagli precisi non sono ancora stati resi pubblici.
Perché questa scelta? Il mercato dell’AI è sempre più competitivo, con colossi come Meta e Microsoft che da un lato promuovono l’open-source e dall’altro cercano modelli di business sostenibili. Alibaba vuole bilanciare l’accessibilità con la redditività, un equilibrio difficile ma necessario per sostenere gli investimenti in ricerca e sviluppo.
La mossa arriva in un momento in cui Qwen sta guadagnando popolarità a livello globale. Secondo dati riportati da The Information, il modello è già utilizzato da migliaia di sviluppatori e aziende, sia in Cina che all’estero, grazie alla sua efficienza e capacità di competere con alternative occidentali come DeepSeek. Tuttavia, fino a ora, Alibaba non era riuscita a trasformare questa adozione in un flusso di entrate significativo. Con questa nuova strategia, l’azienda spera di colmare il divario tra l’adozione diffusa e la monetizzazione, un problema che affligge da tempo molti attori del settore AI open-source.
Le reazioni del mercato non si sono fatte attendere. Mentre alcuni sviluppatori indipendenti hanno espresso preoccupazione per un possibile restringimento dell’accesso ai modelli, le grandi aziende sembrano più inclini ad accettare la proposta, soprattutto se questa garantirà loro un supporto tecnico prioritario o versioni più avanzate dei modelli. Come ha dichiarato un portavoce di Alibaba Cloud in una nota non ufficiale, “l’obiettivo è garantire che anche i modelli open-source possano sostenere un ecosistema sano e innovativo”.
Resta da vedere come questa decisione impatterà sull’ecosistema globale dell’AI. Se da un lato potrebbe incentivare ulteriori investimenti in ricerca, dall’altro rischia di frammentare la comunità open-source, spingendo alcuni utenti verso alternative più tradizionali o verso modelli proprietari. Una cosa è certa: Alibaba ha acceso un dibattito che coinvolge tutti, dagli sviluppatori alle grandi corporation, passando per gli investitori. E il prossimo futuro dell’AI open-source potrebbe essere molto diverso da quello che abbiamo conosciuto finora.
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